di Paolo Franci Se ci fosse il pur minimo collegamento tra l’esonero di Mourinho e il guizzo secessionista del Tottenham, uno dei club ribelli che hanno ‘ordito’ e poi realizzato la SuperLega, ora lo avremmo immaginato come Nuno Alvares Pereira, santo ed eroe nazionale che nel XIV secolo difese l’indipendenza portoghese dal regno di Castiglia. E invece lo hanno cacciato per una crisi di risultati neanche eccessiva, iniziata con quella brutta eliminazione in Europa League - scioccante per tutto l’ambiente dopo il 2-0 dell’andata e quello 0-3 del ritorno a Zagabria con la Dinamo, ricolmo di polemiche e accuse – e culminata con i...

di Paolo Franci

Se ci fosse il pur minimo collegamento tra l’esonero di Mourinho e il guizzo secessionista del Tottenham, uno dei club ribelli che hanno ‘ordito’ e poi realizzato la SuperLega, ora lo avremmo immaginato come Nuno Alvares Pereira, santo ed eroe nazionale che nel XIV secolo difese l’indipendenza portoghese dal regno di Castiglia. E invece lo hanno cacciato per una crisi di risultati neanche eccessiva, iniziata con quella brutta eliminazione in Europa League - scioccante per tutto l’ambiente dopo il 2-0 dell’andata e quello 0-3 del ritorno a Zagabria con la Dinamo, ricolmo di polemiche e accuse – e culminata con i soli due punti raccolti nelle ultime tre che allontanano sensibilmente l’ipotesi di una qualificazione Champions. Beh, considerando che il Tottenham è tra i ribelli della SuperLega, la piazza Champions non dovrebbe più rappresentare un banco degli imputati. O no?

Evidentemente, i motivi che hanno portato all’allontanamento di Mourinho risiedono nel rapporto con la dirigenza e, probabilmente, con lo spogliatoio. Magari proprio a causa di quell’attacco frontale scatenato contro i suoi dopo lo 0-3 di Zagabria: "Sono dispiaciuto che la mia squadra non abbia portato in campo non solo i valori del calcio ma della vita. Non abbiamo avuto rispetto del nostro lavoro". Certo, però poi guardando il calendario e si fa fatica a sopprimere il sentimento di ingiustizia, perchè Mou domenica prossima avrebbe dovuto sedere in panchina per sfidare l’ex Grande Nemico dei tempi di Barcellona e Real Madrid, Pep Guardiola, nella finale di Coppa di Lega contro il Manchester City. E invece, fino alla fine della stagione finale compresa, gli Spurs saranno gestiti dalla coppia Ryan Mason-Chris Powell, in attesa di assegnare la panchina in vista della prossima Premier.

I primi nomi usciti a caldo sono quelli del corteggiatissimo Nagelsmann (a un passo dal Bayern), artefice del capolavoro Lipsia, di Brendan Rodgers, attualmente al Leicester, mentre prende quota Ten Hag, attuale tecnico dell’Ajax.

Poi, c’è chi non perde i vista il possibile ‘Italian Job’ con due nomi su tutti, Maurizio Sarri e, sullo sfondo, Max Allegri. In particolare, sarebbe l’ex Napoli e Juve a solleticare il palato degli Spurs, che non hanno certo dimenticato il lavoro del ‘Comandante’ sulla sponda Blues di Londra. In ogni caso, se da una parte sta andando in scena la Rivoluzione del Pallone con i ribelli della SuperLega, dall’altra potrebbe concretizzarsi quella delle panchine. Perchè oltre a quella, ambitissima, degli Spurs c’è da capire se al posto del dimissionario Flick – che dovrebbe guidare la Nazionale tedesca dopo l’Europeo - su quella del Bayern andrà, come sembra, Julian Nagelsmann. E, mentre nel giro degli ingaggiabili rientra anche Mou, cosa farà il Napoli? punterà su Spalletti o sul Sarri bis? C’è poi la Roma che a fine stagione manderà via Fonseca: riuscirà ad arpionare proprio Sarri o Max Allegri, con Gattuso piano di riserva? E se quest’ultimo dovesse dire no alla Roma? Certo che di opzioni ce ne sarebbero, compreso il ritorno alla Juve, considerando che Pirlo rischia addirittura di non centrare quella Champions che il suo presidente non vuole giocare più.