Nemmeno la presenza di John Elkann allo Stadium ha dato una scossa alla Juve: la squadra ora è quinta, la Champions è lontana dopo nove scudetti
Nemmeno la presenza di John Elkann allo Stadium ha dato una scossa alla Juve: la squadra ora è quinta, la Champions è lontana dopo nove scudetti
di Gianmarco Marchini Cambia l’inquilino all’inferno: tra le fiamme ora c’è la Juventus. Le speranze di Champions bruciano nel fuoco di un grande Milan che domina a Torino e allunga a +3 con una vittoria netta nella forma e nei contenuti. Nel tabellone si legge 3-0 ed è un risultato destinato a entrare nella storia: perché allo Stadium i rossoneri non avevano mai vinto, ma soprattutto perché i riflessi di questa partita rischiano di allungarsi come tentacoli nel futuro delle due squadre. A cominciare dalle panchine. Cade a pezzi quella di Andrea...

di Gianmarco Marchini

Cambia l’inquilino all’inferno: tra le fiamme ora c’è la Juventus. Le speranze di Champions bruciano nel fuoco di un grande Milan che domina a Torino e allunga a +3 con una vittoria netta nella forma e nei contenuti. Nel tabellone si legge 3-0 ed è un risultato destinato a entrare nella storia: perché allo Stadium i rossoneri non avevano mai vinto, ma soprattutto perché i riflessi di questa partita rischiano di allungarsi come tentacoli nel futuro delle due squadre. A cominciare dalle panchine. Cade a pezzi quella di Andrea Pirlo per cui l’esonero è come una cartella esattoriale: non sai quando arriverà, ma sai che arriverà. Forse già nelle prossime ore, con Igor Tudor a traghettare i bianconeri nelle ultime tre gare del campionato più la finale di Coppa Italia, nell’attesa di capire da chi tra Allegri e Zidane ripartirà la Signora per rifondare.

"Continuerò a fare il mio lavoro finchè mi sarà consentito", dice Pirlo, chiarendo che di dimettersi non ha alcuna intenzione. Prevedibile. Mentre è sconcertante che, dopo una serata così, dica "avevo visto bene la squadra in settimana" e "non mi spiego questa sconfitta". Parole che tradiscono una distanza dalla realtà, una situazione fuori controllo tipica dell’inesperienza. Posto che gli venga ancora concesso di provarci, a Pirlo non basterà probabilmente nemmeno una miracolosa qualificazione in Champions (Pioli ha anche il vantaggio degli scontri diretti) per convincere Agnelli a puntare ancora su di lui. Chissà cos’avrà detto ieri il presidente bianconero a John Elkann, presenza scurissima nella notte più nera. La Juve aveva l’ultima chance per reagire in una stagione vissuta tutta alle corde. Invece, come un pugile stanco, ieri sera ha preso quello che parrebbe il colpo del ko. Sulla stagione, sulla panchina, ma anche su un progetto tecnico in senso più largo. "Il nostro futuro non conta, ora conta solo il risultato", diceva Fabio Paratici prima del match. Lui è tra quelli che rischia di pagare caro questo annus horribilis. E con lui tanti dei giocatori scelti, dal Ronaldo ormai versione fantasma in tutte le gare che contano, ai parametri zero Rabiot e Ramsey, dove zero sta per la resa.

Ha perso la Juve perché, con le spalle al muro, ha avuto più paura del Milan che pure dalla Champions manca dal 2014 e un po’ di timore avrebbe dovuto averlo. E invece, i rossoneri sono sembrati sempre in controllo della situazione, galvanizati dal gioiellino di Brahim a fine primo tempo. Nemmeno il rigore sbagliato da Kessie al 58’ ha cambiato l’inerzia di una gara a senso unico. La magia di Rebic (entrato dopo il ko di Ibra che tiene in ansia il Diavolo) e l’incornata di Tomori hanno chiuso la la partita e con tutta probabilità messo una pietra tombale sopra l’idea che avevamo di Juventus.