Giuseppe Tassi

Condannato a vincere. Roberto Mancini ritrova la sua Azzurra con un imperativo categorico: continuare la striscia da record che gli ha fatto battere il primato di Vittorio Pozzo, e vincere la Nations League per confermare il trionfo europeo.

Il bello è che a invocare l’impresa non sono la stampa e il popolo tifoso, ma lo stesso ct. Aggrappato alla fede nel proprio calcio, fatto di qualità e concretezza, Mancini è andato oltre le attese, conquistando sul campo credibilità e consensi.

Ora ripete che la sua Italia scende in campo con un unico obiettivo: vincere. Ma lo dice con la sua eterna misura, non con la prosopopea di un Muhammad Ali. Il campionato gli regala una condizione fisica migliore rispetto alle gare di qualificazione mondiale, ma anche i primi infortuni importanti: Belotti, Immobile, Toloi e Pessina. Quattro campioni d’Europa fuori dai giochi per la semifinale con la Spagna e l’eventuale finale. Ma oggi l’italia del Mancio è più ricca di ricambi, vitalizzata da forze fresche come Dimarco e Calabria.

Kean e Raspadori a parte, neppure l’assenza di un centravanti di ruolo collaudato sembra un motivo di preoccupazione perché Chiesa, Berardi e Insigne possono allestire un reparto solido e imprevedibile e alle porte c’è sempre il romanista Pellegrini.

Ecco perché vien voglia di sposare l’ottimismo contagioso di Mancini e rinnovare l’atto di fede in questa Italia che abbiamo imparato ad amare.