di Paolo Franci

No, questa non è (solo) una storia di pallone e passione. No, non è solo e soltanto la voglia di tornare allo stadio. A maggior ragione dopo aver alzato quella meravigliosa coppa con i nostri ragazzi. Questa è un’occasione grande per fare la cosa giusta. La vicenda la conosciamo: Figc, governo, Cts e Lega di Serie A stanno lavorando, ognuno calato nel proprio ruolo, per riportarci allo stadio. D’altra parte, le tre notti magiche dell’Olimpico, pur con il pubblico a scarto ridotto, hanno riacceso la necessità di essere finalmente normali. Abbiamo voglia di stadio, sì. E allora, se sarà possibile tornare a riempirli, facciamolo così come lo stanno studiando - per dirla alla Bennato - Dotti, Medici e Sapienti del pallone e della politica. Con il Green Pass, che poi è la chiave magica e un po’ lampada di Aladino che certo non sprigiona un genio, ma ampie manciate di vita normale. L’idea è quella di aprire gli stadi italiani - probaiblmente non da subito al 100% del pubblico, forse si partirà con la metà degli spettatori - solo a chi si è vaccinato e in possesso della ’carta verde’ che poi è un po’ lo scudo di Capitan America contro il Covid. E l’idea è giusta perchè, per una volta, il pallone può essere,davvero, il veicolo del rispetto laddove il rispetto è parola rara o sconosciuta: lo stadio. Ha detto il numero uno della Lega di Serie A Paolo Dal Pino nei giorni scorsi: "lo stadio accessibile solo con il Green Pass è un’occasione".

Segue all’interno