In alto la volata finale con le tre azzurre davanti a tutte le avversarie, sotto il podio, da sinistra Monica Contrafatto, Ambra Sabatini e Martina Caironi
In alto la volata finale con le tre azzurre davanti a tutte le avversarie, sotto il podio, da sinistra Monica Contrafatto, Ambra Sabatini e Martina Caironi

E’ la quinta medaglia olimpica, la seconda d’argento conquistata ai Giochi di Tokyo 2020. Martina Caironi, che compirà 32 anni il 13 settembre, accetta la ’sconfitta’. Perché sa che il secondo posto, l’argento vale comunque tanto. E perché ha il massimo rispetto per le avversarie. E’ una storia da raccontare quella di Martina, che studia Lingue, culture e Mercati dell’Asia all’Università di Bologna. Nella città delle Due Torri è di casa, perché studia e si allena.

Ha perso una gamba, Martina, un incidente in motorino, nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2007. Stava rientrando a casa dopo una festa: in moto guidava il fratello, rimasto illeso. L’auto le ha schiacciato la gamba sinistra: impossibile salvare l’arto. Ma Martina non si è mai arresa. "È stata una gara molto intensa, non sono partita al massimo. ma Ambra è andata come un razzo, mi ha battuta e mi ha battuta bene: lo accetto – dice Martina –. Il trio Medusa è arrivato. Ci unisce la voglia di superarci e di tirare fuori qualcosa di più dalla condizione di disabilità che abbiamo. Non solo abbiamo superato la nostra condizione di svantaggio, ma ne stiamo facendo qualcosa di grande. Io mi sono ispirata molto a come vedo muoversi Ambra Sabatini che viene da pochissimo dall’atletica normo e ha movimenti perfetti, ma anche a Monica Contraffatto e non l’ho mai detto prima: io mi lamento di avere 32 anni, ma cominciare dopo quello che le è successo e non avere più 20 anni è straordinario".

a. gal.