Zinedine Zidane, 48 anni: alla guida del Real Madrid, in quattro stagioni con un intervallo di alcuni mesi tra 2018 e 2019, ha vinto tre volte la Champions e due la Liga
Zinedine Zidane, 48 anni: alla guida del Real Madrid, in quattro stagioni con un intervallo di alcuni mesi tra 2018 e 2019, ha vinto tre volte la Champions e due la Liga
di Paolo Grilli "Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano", canta Antonello Venditti. Un po’ come quello della Juve (ricambiato) con Zinedine Zidane, che in bianconero vinse due campionati e una Intercontinentale, ma che soprattutto a Torino lasciò un ricordo indelebile con la sua straripante classe. "Più divertente che utile", sentenziò l’Avvocato Agnelli quando Zizou ormai stava prendendo la strada di Madrid nell’estate del 2001: ma sembrò una dichiarazione intrisa di rimpianto dopo un lustro abbagliante del francese con la Signora. E certo pesarono, in quelle parole, le due Champions sfumate in finale. Andrea Agnelli, negli anni, ha poi tenuto aperto il canale con il...

di Paolo Grilli

"Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano", canta Antonello Venditti. Un po’ come quello della Juve (ricambiato) con Zinedine Zidane, che in bianconero vinse due campionati e una Intercontinentale, ma che soprattutto a Torino lasciò un ricordo indelebile con la sua straripante classe. "Più divertente che utile", sentenziò l’Avvocato Agnelli quando Zizou ormai stava prendendo la strada di Madrid nell’estate del 2001: ma sembrò una dichiarazione intrisa di rimpianto dopo un lustro abbagliante del francese con la Signora. E certo pesarono, in quelle parole, le due Champions sfumate in finale.

Andrea Agnelli, negli anni, ha poi tenuto aperto il canale con il francese, nel frattempo diventato tecnico di livello assoluto. Di più, un recordman della panchina con le tre Champions vinte di fila alla guida del Real, le prime tre disputate poi da tecnico da Zidane. Un percorso impressionante che neppure le recenti fatiche dei Blancos hanno scalfito, la classe dell’ex fantasista nell’orchestrare il gioco anche dalla panchina rimane un valore riconosciuto. Perché poi, a ben vedere, se anche il cammino in Europa – quello che era ormai il loro feudo – è diventato tutto in salita ora per i Galacticos, Zizou non ha mancato di mettere in bacheca la seconda Liga da allenatore tra le due ondate di Covid.

E’ proprio la posizione ora traballante di Zizou al Real a solleticare la Juve. Che certo non ha rinnegato Pirlo, ma che deve pure ragionare in prospettiva. Se l’esperienza in panchina dell’attuale allenatore bianconero non portasse ad esiti adeguati allo standard (massimo) bianconero, si riproporrebbe per la terza estate di fila – o ancora prima, ma solo nel caso il rendimento dovesse precipitare – il rebus della panchina per la Signora. Che non può e non deve farsi trovare impreparata.

La stagione del debutto di Pirlo da tecnico ha dispensato sinora luci e ombre, e si può prevedere che i prossimi due o tre mesi saranno decisivi per indirizzare l’intera annata. E se l’Europa si rivelasse ancora una terra ostile per la Juve, il pensiero di un allenatore col tocco magico in Champions, Zidane per l’appunto, si farebbe prepotente. Senza contare poi il rapporto speciale che lega Zizou e Ronaldo, un lasciapassare per ogni sogno.

Oggi però la Juve deve ripartire in campionato, con un derby che sulla carta non dovrebbe presentare eccessive difficoltà. Come però anche la partita di Benevento nella precedente giornata, sottolineano i più critici. Per fortuna c’è stata la gara di Champions con la Dinamo a risollevare gioco e animi, ma in questa serie A la Signora deve ancora dispiegare la sue ali e rischia di diventare troppo tardi. Se si esclude dal computo la gara vinta col Napoli a tavolino, sono arrivate sul campo solo tre vittorie in otto gare.

Pirlo non potrà rinunciare al Chiesa visto mercoledì, ed è plausibile che lo schieri all’ala con Kulusevski su quella opposta. In attacco, alibi in esaurimento per Dybala, che proverà a sbloccarsi a fianco di Ronaldo approfittando della squalifica di Morata.

Il tecnico della Juve ha un particolare feeling col derby della Mole, che lo vide segnare in bianconero in entrambe le partite di campionato contro il Toro nel 2014-2015. Negli occhi di tutti i tifosi c’è la rete magnifica nella partita di andata, quella stoccata da fuori al 93’ per il 2-1 con lo Stadium in tripudio. Ora che c’è lui sulla panchina della Signora, spera che qualcun altro in campo sia altrettanto affamato di vittoria. E che sia capace di un colpo di teatro simile, per scacciare ombre e dubbi.