Leo Turrini

Intendiamoci bene. Resta vero che l’Inter campione d’Italia ha perso quattro pilastri fondamentali (facciamo cinque con Oriali, via): ripartire senza Conte, senza Lukaku, senza Hakimi e senza Eriksen non sarebbe facile per nessuno, nemmeno per il Psg delle stelle. Ma, al di là dei primi meriti di Inzaghi, forse nel far prevalere lo scetticismo sulle prospettive della Beneamata, ecco, abbiamo sottovalutato un fattore. Il fattore San Siro.

Che bello rivedere un po’ di gente sugli spalti del Meazza! Il discorso vale per tutti (e la Juve trarrà un beneficio non lieve dalla riapertura del suo modernissimo impianto), ma San Siro per gli interisti è un valore aggiunto non trascurabile. E poiché promette già di diventare suggestiva la difesa del titolo da parte di un gruppo che ha perso leader formidabili, beh, non c’è dubbio che la spinta di un popolo che ha ancora fame contribuirà a tenere in carreggiata i campioni d’Italia.

Poi, certo!, è troppo presto per inneggiare alla rifondazione perfettamente riuscita. Il Genoa era un avversario troppo morbido, tanto che si è offerto sin da subito nel ruolo del tacchino per il pranzo di Natale. Ma i lampi nerazzurri non vanno sottovalutati. Dzeko e Calha sembrano aver giocato sempre con questi compagni. Vidal ha smesso di essere solo la etichetta di un bagnoschiuma, eccetera.

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