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21 mag 2022

L’ Inter invece ha 700 milioni di buoni motivi

Rispetto a un anno fa il valore della rosa nerazzurra si è abbassato, serve un attivo sul prossimo mercato

21 mag 2022
mattia todisco
Sport
Steven Zhang con la Coppa Italia
Steven Zhang con la Coppa Italia
Steven Zhang con la Coppa Italia
Steven Zhang con la Coppa Italia
Steven Zhang con la Coppa Italia
Steven Zhang con la Coppa Italia

di Mattia Todisco

Il prossimo 6 giugno saranno sei anni di era Suning. Dal 2016 in poi, l’anno in cui da Nanchino partì la scalata all’Inter, squadra e società sono completamente cambiate. A parlare sono soprattutto i numeri. I dati del portale Transfermarkt dicono che la rosa del 20162017 valeva 328,30 milioni di euro, il calciatore più importante era Icardi a quota 50. Oggi l’Inter ha un fatturato molto più strutturato, nonostante i guai derivanti dalla pandemia ed è matematicamente nel tabellone principale della Champions League (allora non lo era).

Se non riuscirà a conquistare lo scudetto dovrà ripartire da un sorteggio complicato in terza fascia, dopo essere passata un anno fa dalla prima per effetto del tricolore. Il campionato vinto ha fatto schizzare i cartellini, ma il Covid e i dettami del governo cinese hanno agito da forza contraria. Sempre Transfermarkt dava alla rosa interista 202021 un valore di 663,90 milioni, con la "LuLa" (Lukaku-Lautaro) a fare la parte del leone: 100 milioni il belga, 80 l’argentino. Partiti Eriksen, Hakimi e lo stesso Lukaku, oggi i nerazzurri ne valgono 528,90. Una forchetta da oltre 130 che ha fatto la differenza. Se l’Inter batterà la Sampdoria domani saranno comunque 7 i punti in meno rispetto ai 91 di un anno fa. Il mercato estivo che verrà non sarà differente da quello del 2021. Serve un forte attivo e un taglio agli ingaggi.

Ieri il Wall Street Journal ha dato notizia di una direttiva del governo cinese secondo cui è vietato ai funzionari di rango ministeriale (quindi non a tutti i parlamentari dell’assemblea di cui Zhang Jindong fa parte) possedere proprietà o partecipazioni in entità estere. L’input risalirebbe a qualche mese fa, non riguarda solo il calcio, ma ne ingloba la sfera. Il disimpegno di Pechino dal mondo del pallone non è comunque una novità. Il Jiangsu Suning, che con l’Inter condivideva la proprietà, è finito gambe all’aria appena c’è stata l’inversione di marcia. La grande differenza con i milanesi è che non era un brand così appetibile. Eventuali investitori dovranno però fare i conti con un debito che sfiora i 700 milioni di euro, un quadro finanziario sui crediti-debiti dalla Cina che lo scorso anno scoraggiò Bc Partners a spingersi oltre una certa quota per l’offerta complessiva e una situazione all’interno della Lega Serie A definita dai vertici del fondo Pif (letteralmente) "un casino", prima di virare sul Newcastle in Premier League.

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