di Paolo Grilli Lo spettacolo annunciato si è rivelato in realtà una tesa partita a scacchi, e la sfida tra efficientisti Max-Mou va al primo. Juve al quarto successo di fila in campionato, al quinto tenendo conto della Champions: quindi del tutto rilanciata, anche se ancora distanziatissima (non solo in classifica) da Napoli e Milan. Senza Dybala e De Ligt e con Morata partito in panchina, Allegri non ha potuto inventarsi chissà che. E in una partita così bloccata, solo a tratti vissuta di slancio e più spesso...

di Paolo Grilli

Lo spettacolo annunciato si è rivelato in realtà una tesa partita a scacchi, e la sfida tra efficientisti Max-Mou va al primo. Juve al quarto successo di fila in campionato, al quinto tenendo conto della Champions: quindi del tutto rilanciata, anche se ancora distanziatissima (non solo in classifica) da Napoli e Milan. Senza Dybala e De Ligt e con Morata partito in panchina, Allegri non ha potuto inventarsi chissà che. E in una partita così bloccata, solo a tratti vissuta di slancio e più spesso incastrata nell’obbligo di replicare all’istante alle idee di gioco altrui, non c’è stato spazio per l’invenzione.

Sarà per questo motivo che Chiesa, per la prima volta dopo le ultime e ripetute meraviglie, è parso quasi un oggetto estraneo nello scacchiere della Signora. Questione di contingenze, certo, ma in campo si è visto l’obbligo del risultato surclassare ogni ipotesi di brio e di creatività. Tanto che Cuadrado, solitamente una freccia sulla sinistra, ha trascorso decine di minuti da puro terzino in un 5-3-2 di fatto.

Roma più energica in avvio, con la capacità di arrivare con costanza al limite dell’area bianconera trovando ampi spazi in mezzo. Ma poi la Juve è arrivata al vantaggio con una fiammata delle sue, firmata dai protagonisti forse meno attesi. Cross di De Sciglio e assist non pensato di Bentancur per un Kean che altrettanto involontariamente ha messo in gol. Elogio dell’efficacia e supremazia del risultato in una serata che per i bianconeri assomigliava già a un bivio pericolosissimo, con la distanza dalla vetta che in caso di mancata vittoria avrebbe potuto addirittura arrivare a 12 punti.

La Juve più allegriana esce ulteriormente rafforzata da una sfida vinta pure con la prodezza di Szczesny dopo un episodio a dir poco controverso: perché Orsato non ha concesso la regola del vantaggio, anche solo per un paio di secondi, senza accorgersi che la palla era arrivata ad Abraham per il gol?

Mou, in ogni caso, non è uscito ridimensionato dalla partitissima dell’Allianz Stadium. Anche perché Abraham era a mezzo servizio dopo la botta subita in nazionale. Quando Veretout sbaglia il primo rigore dopo 13 segnati di fila, e Zaniolo esce a metà del primo tempo per infortunio, la sfortuna non può non essere stata un fattore.

La Juve è stata fin troppo se stessa: la vittoria col Chelsea campione d’Europa ha forse convinto definitivamente che ridurre i rischi al massimo sapendo poi di poter colpire in qualche modo è l’unica procedura consentita quest’anno per ambire al top. La calma è la virtù dei forti, certo. Ma solo se shakeri un po’ gli avversari puoi berteli con gusto.