Marco Belinelli e Giuseppe Poeta (LaPresse)
Marco Belinelli e Giuseppe Poeta (LaPresse)

Torino, 1 Luglio 2016 – Nel ritiro torinese della nazionale, oggi, a tenere banco oltre al discorso sulle convocazioni per il preolimpico, è il ritorno agli allenamenti, pur evitando ancora i contatti corpo a corpo, di Marco Belinelli che prima di calcare il parquet ha voluto fare con i cronisti presenti un punto della situazione sulle sue condizioni fisiche dopo l'infortunio allo zigomo rimediato durante l'Imperial Basketball City Tournament, giocato nella sua Bologna: “la botta e la frattura sono abbastanza importanti, quindi cerchiamo di gestire al meglio con lo staff medico e quello tecnico la cosa. Non fa molto male anche se percepisco il colpo che ho preso. Riesco a dormire e vedere bene e non ho alcun tipo di problema ulteriore. Non è una frattura molto grave ma bisogna starci molto attenti e stringere i denti. Questo è il mio primo allenamento dopo l'infortunio ed è andata bene. Valuteremo di giorno in giorno come starò. Non voglio fare l'eroe e scendere in campo tanto per farlo, ma essere sicuro di poter dare il giusto aiuto alla squadra”.

L'asso passato di recente agli Charlotte Hornets – la trade sarà a breve ufficializzata – non dimentica però  un pensiero per gli esclusi dal preolimpico: “è sempre un brutto non continuare il cammino assieme ad alcuni compagni di squadra, visto che siamo una famiglia che si conosce da anni. Le scelte del CT però non si discutono e sono importanti e motivate. Chiaro è che se fosse per me li porterei a Torino tutti ma le regole non lo consentono”.

Il focus si sposta poi sulle avversarie al preolimpico che non vanno assolutamente prese sotto gamba: “tutti parlano di Croazia e Grecia, che chiaramente hanno un roster ricco di nomi più altisonanti che possono darci fastidio, ma anche le altre non vanno escluse. Sono tutte pericolose e come tali vanno rispettate. Bisognare stare con i piedi per terra e dare il massimo. Sarà dura, non partiamo da favoriti, ma daremo tutto per qualificarci a Rio”.

Rispetto per tutti e paura di nessuno, tanto meno – in modo particolare per uno come lui che ha calcato i più grandi parquet planetari – della pressione che genera il fatto di giocare in casa: “Non mi spaventa nulla. È bello avere la possibilità di giocarci la qualificazione all'Olimpiade qui in Italia davanti ai nostri tifosi, anche se è vero che a volte in casi come questo si possa sentire un po' di pressione e ansia. Fa parte del gioco ed è il bello della pallacanestro. Una volta scesi sul parquet si deve soltanto cercare di giocare nel miglior modo possibile e vincere”.

La chiosa è per il sogno che però non deve trasformarsi in ossessione: “ penso molto a Rio, sarebbe un traguardo molto importante. Vogliamo arrivarci per fare bene e non solo per partecipare”.

Una delle sorprese che si sono conquistate il posto tra i 12 è senza dubbio Peppe Poeta – che tra l'altro fra qualche mese si trasferirà sotto la Mole per giocare nelle fila dell'Auxilium – il quale non nasconde ai giornalisti la sua gioia per questa opportunità: “sono molto contento e orgoglioso di essere nei 12 ma questo dev'essere un punto di partenza e non un arrivo. Abbiamo lavorato bene, sappiamo che sarà dura però è stato fatto tutto quello che c'era da fare. Ci siamo impegnati tantissimo e adesso è arrivato il momento clou. Personalmente so di poter garantire quello di cui ha bisogno il coach. Che sia un contributo di 30 secondi o di 20 minuti non cambia la sostanza, perché sarò pronto a tutto. Sono conscio di dover dare energia, metter pressione sulla palla e dar ritmo per innescare i compagni. Sto bene fisicamente e ho finito il campionato in buona forma. Adesso iniziano le partite serie e belle che dovranno portarci a Rio”. Questa convocazione, per il play nativo di Battipaglia, è un premio che arriva al culmine di una carriera partita da lontano – precisamente dalle minors campane – e che lo ha portato fino alle luci della ribalta della nazionale pur senza essere passato attraverso la trafila dalle giovanili azzurre: “sono cresciuto nel sommerso, a 16 anni giocato tra C1 e B2 ed ero in un settore giovanile che poteva contare su ottimi tecnici ma su poca visibilità. Ero molto piccolo ed esile, poi sono cresciuto, mi sono ingrossato ed è arrivata la A e la fortuna di vestire la maglia della nazionale. So che la taglia a certi livelli può essere uno svantaggio ma certamente posso giocarmela grazie alla rapidità e ad altre qualità. Sia chiaro che poi ognuno ha un percorso differente dagli altri”.

Sicuramente uno degli avversari più duri da battere sarà la pressione di giocare in casa, ma questa nazionale ha tutte le carte in regola per centrare l'obiettivo olimpico e Poeta lo sa bene: “credo che sarà l'ostacolo più duro, visto che giochiamo in casa. Le nostre avversarie sono comunque tutte molto forti, solide e pronte ad approfittare di ogni nostro minimo errore. Sarà determinante stare concentrati per tutti i quaranta minuti di ogni gara. Sono partite secche e quindi può succedere di tutto. Croazia e Grecia sono di certo le più attrezzate ma non va sottovalutato nessuno. Sta a noi però conquistare l'obiettivo perché possiamo e dobbiamo farcela”.