Giuseppe Tassi

Alexis Sanchez all’ultimo secondo del minuto 120. È lui a regalare all’Inter una Supercoppa inseguita con ostinazione e rabbia dai campioni d’Italia. La Juve, piegata a un passo dai rigori, stava per coronare il piano minimalista di Allegri, imperniato su difesa ostinata e rarissimi contropiede. Vince il calcio migliore, quello più coraggioso e spettacolare, a conferma del felice momento dell’Inter e del suo meritato dominio in campionato. Uno spettacolo ad alta tensione la finale di Supercoppa. Per l’Inter è il sesto trofeo, per Inzaghi il terzo sigillo: un’accoppiata che può scrivere altre pagine gloriose nella storia nerazzurra.

E’ qualcosa di più di una partita. È il confronto fra due modelli calcistici, fra due ere diverse della pedata italica: il difensivismo furbo alla Helenio Herrera , impersonato oggi da Allegri, contro il culto della manovra, il calcio ritmato e corale proposto dall’Inter di Inzaghi.

Logico il dominio territoriale dei nerazzurri, sospinti da un centrocampo più folto e qualitativo ma sempre letale la Signora degli scudetti, quando si affaccia in area avversaria e punisce l’Inter con la zucca riccioluta di Mc Kennie. La morsa della banda Inzaghi diventa una pressa che strangola ogni ripartenza juventina e dopo un rigore reclamato su Barella, ne arriva uno che Lautaro trasforma con potente sicurezza. Ma il pari resiste fino all’ultimo minuto dei supplementari.