Nubi minacciose e per nulla rassicuranti si addensano sul futuro dell’Inter. Nonostante il 2020 si sia chiuso felicemente sul campo, con la squadra che ha cancellato le polemiche e la delusione per l’uscita dall’Europa infilando sette vittorie di fila in campionato che la posizionano ad un punto dal Milan capolista, candidandosi di fatto allo scudetto, c’è caos ed incertezza all’interno del club. Perché quattro anni e mezzo dopo esser diventato l’azionista di maggioranza del club, sembra essere evaporato l’idillio fra il gruppo Suning e la società nerazzurra. La smentita di Zhang: qui la nota dell'Inter In viale della Liberazione lo avevano già intuito la scorsa estate che qualcosa non andasse, dopo il “patto“ di Villa Bellini, quello dei chiarimenti e della riprogrammazione dopo il rimpianto per la finale persa in Europa League, l’ultimo vertice al quale il giovane presidente Steven Zhang aveva partecipato in presenza. In realtà si programmò poco o nulla: nel senso che, conferma (scontata) di Antonio Conte a parte, nessuno osò parlare di investimenti. Al contrario il concetto fu chiaro a tutti: "Attenzione alle spese e tetto degli ingaggi, con inevitabile conseguente rallentamento della crescita", nonostante i buoni propositi della dirigenza e dell’allenatore. Martedì scorso poi, nelle stanze della Pinetina, quella che sembrava...

Nubi minacciose e per nulla rassicuranti si addensano sul futuro dell’Inter. Nonostante il 2020 si sia chiuso felicemente sul campo, con la squadra che ha cancellato le polemiche e la delusione per l’uscita dall’Europa infilando sette vittorie di fila in campionato che la posizionano ad un punto dal Milan capolista, candidandosi di fatto allo scudetto, c’è caos ed incertezza all’interno del club. Perché quattro anni e mezzo dopo esser diventato l’azionista di maggioranza del club, sembra essere evaporato l’idillio fra il gruppo Suning e la società nerazzurra.

La smentita di Zhang: qui la nota dell'Inter

In viale della Liberazione lo avevano già intuito la scorsa estate che qualcosa non andasse, dopo il “patto“ di Villa Bellini, quello dei chiarimenti e della riprogrammazione dopo il rimpianto per la finale persa in Europa League, l’ultimo vertice al quale il giovane presidente Steven Zhang aveva partecipato in presenza. In realtà si programmò poco o nulla: nel senso che, conferma (scontata) di Antonio Conte a parte, nessuno osò parlare di investimenti. Al contrario il concetto fu chiaro a tutti: "Attenzione alle spese e tetto degli ingaggi, con inevitabile conseguente rallentamento della crescita", nonostante i buoni propositi della dirigenza e dell’allenatore.

Martedì scorso poi, nelle stanze della Pinetina, quella che sembrava solo una sensazione è diventata una realtà: perché dall’incontro post-natalizio per un bilancio di metà stagione e per “ragionare“ su possibili interventi, sono venuti fuori dubbi, incertezze, interrogativi. Con il silenzio assordante di una Proprietà sempre più misteriosa e un presidente sempre più lontano (fisicamente e non solo) dalle vicende sportive e non del club, forte è stato l’imbarazzo da parte di tutti in quello scambio di idee via skype. C’erano gli ad Marotta e Antonello, il ds Ausilio, il dirigente Oriali, l’allenatore Conte e tutti, dopo il secondo forte input sulla necessità di tagliare i costi del club per garantire la sostenibilità aziendale, hanno avuto la sgradevole sensazione di smarrimento, diciamo pure di disinteresse da parte di chi dovrebbe comandare. Vero, anche il Real Madrid nelle in queste ore ha deciso il taglio del 10% sugli stipendi e di non spendere un euro nel prossimo mercato. Ma la cosa all’Inter fa più effetto. Perché in pochi mesi, dopo 600 milioni e più di investimenti (poco più di 200 solo nelle ultime due stagioni) serviti per rilanciare la squadra, si è passati dal sogno Messi alla chiusura della cassaforte con tanto di lucchetto. Nessuno sa quello che è realmente accaduto in Cina negli ultimi mesi e il perché di questo “distacco“ da parte di Zhang Jindong e del giovane rampollo Steven, ma i primi ad essere realmente spaventati e “spiazzati“ erano e sono ancora oggi i dirigenti. Preoccupati per quel che sarà il presente e soprattutto per ciò che potrà succedere in futuro. Anche perché le voci che si rincorrono da giorni in ambienti finanziari, sembrano molto più di semplici indiscrezioni o gossip destabilizzanti: la Proprietà cinese sta realmente sondando degli investitori, ma se fino a pochi mesi fa l’idea era di accogliere soci di minoranza, ora si punta su nuovi credibili e danarosi acquirenti.

Non che Suning sia al “verde“, e mai potrebbe esserlo il potentissimo colosso asiatico da 80 miliardi di euro di fatturato. Ma gli effetti della pandemia“ hanno colpito duro il gruppo che è attivo nel retail, e poi non è da trascurare il fatto che da alcune settimane il governo di Pechino abbia deciso di bloccare (o comunque “limitare“) gli investimenti all’estero delle aziende cinesi, soprattutto nel mondo del calcio (non sarà più possibile legare il nome della proprietà a quello della squadra).

A questo si devono aggiungere i numeri dell’ultimo bilancio in rosso dell’Inter, ovvero -102,4 milioni. Ci può stare, evidentemente, una politica di austerity; ma non questo strettissimo giro di vite che chiude aspettative e speranze di squadra, tecnico e tifosi “congelando“ un progetto sportivo ormai ben avviato. L’inevitabile prologo che probabilmente precede il disimpegno del colosso di Nanchino, forse già stanco del nostro calcio, da cui probabilmente non sono arrivate risposte ad un certo tipo di business auspicato (il nuovo stadio è ancora un progetto in cantiere nonostante se ne parli da tre annni...). Insomma, gli obiettivi strategici sembrano essere oggi ben diversi rispetto a quelli del giugno 2016,

Alle perplessità e alle inversioni ad U dei cinesi si sono aggiunte negli ultimi giorni altre voci che spingono in una certa direzione: si sussurra che tra gli investitori stranieri stia circolando un “teaser“, ovvero un documento confidenziale, riguardante proprio la società nerazzurra. Una campagna pubblicitaria preliminare, una specie di depliant con cui cercare di calamitare le attenzioni di nuovi e importanti investitori, in cui al centro di tutto ci sarebbe la storia della Beneamata, gli anni d’oro, il Triplete, il merchandising, l’estensione del brand a livello internazionale, il valore del futuro asset del nuovo stadio.

Qualunque cosa possa essere d’appeal per mettere le mani sul club. Non solo: Suning ha incaricato il proprio advisor, la banca d’affari Goldman Sachs con sede a Londra (ma sarebbe coinvolta coinvolta pure JP Morgan), di cercare compratori del pacchetto di maggioranza delle azioni del club (i cinesi hanno il 68,55% delle quote, mentre il 31,05 è di Lion Rock Capital), e dato mandato a un noto studio milanese sito in zona Garibaldi di gestire la parte legale dell’operazione. Al punto da passare quasi in secondo piano la ricerca di finanziatori per il bond da 375 milioni, in scadenza nel 2022, e destinato a pochi investitori specializzati, una sorta di “private placement“.

Insomma, per ora gli indizi di una parabola simile a quella del Milan, passato in quasi quattro anni da Berlusconi all’enigmatico broker asiatico, mister Yonghong Li, prima di finire all’attuale proprietà del fondo angloamericano Elliott”, ci sono tutti. Che questo poi avvenga nella stagione del possibile riscatto, dopo due lustri passati ad inseguire, fra sogni ed indebitamento, rende ancor più assurda tutta la vicenda. La verità è che dietro i silenzi della Proprietà e di questa rigidissima linea dei “tagli“ dei costi (ingaggi e mercato) ci sono le preoccupazioni di dirigenza e staff tecnico. E di certo non bastano le veline di regime a rassicurare, anzi, visto che l’ufficio Comunicazione (che ha un filo diretto con Zhang forse più di quanto lo abbia Marotta) riporta sotto dettatura ciò che vuole e solo a chi gli conviene. Così il futuro dell’Inter, all’alba del 2021, è sempre più circondato da inquietanti ombre cinesi. Con i tifosi, non solo i più nostalgici, che sognano il ritorno di Massimo Moratti...