Pierluigi Casiraghi, 51 anni, ha segnato 61 gol in A con Juve e Lazio in nove stagioni. In Nazionale 13 reti in 44 gare, ha poi allenato l’U21 dal 2006 al 2010
Pierluigi Casiraghi, 51 anni, ha segnato 61 gol in A con Juve e Lazio in nove stagioni. In Nazionale 13 reti in 44 gare, ha poi allenato l’U21 dal 2006 al 2010
di Mattia Todisco La serie A, con cinque tappe da percorrere prima della fine dell’andata, gira attorno a due grandi argomenti di attualità: la lotta scudetto e il mercato di gennaio. Le milanesi sono davanti a tutte, la Juve insegue ma la strada è lunga e proprio la sessione trasferimenti può cambiare molto nelle gerarchie. Pierluigi Casiraghi prova a fare un quadro di quanto sta accadendo. Si aspettava una situazione del genere alla pausa di Natale? "Le squadre che si pensava potessero essere lì davanti ci sono. La sorpresa è il Milan, che ha fatto questa prima parte di campionato sulla linea del finale della scorsa stagione. Ha mantenuto il passo precedente ed è davanti meritatamente. Gioca...

di Mattia Todisco

La serie A, con cinque tappe da percorrere prima della fine dell’andata, gira attorno a due grandi argomenti di attualità: la lotta scudetto e il mercato di gennaio. Le milanesi sono davanti a tutte, la Juve insegue ma la strada è lunga e proprio la sessione trasferimenti può cambiare molto nelle gerarchie. Pierluigi Casiraghi prova a fare un quadro di quanto sta accadendo.

Si aspettava una situazione del genere alla pausa di Natale?

"Le squadre che si pensava potessero essere lì davanti ci sono. La sorpresa è il Milan, che ha fatto questa prima parte di campionato sulla linea del finale della scorsa stagione. Ha mantenuto il passo precedente ed è davanti meritatamente. Gioca bene, pur tra tante difficoltà e infortuni".

L’Inter, però, è soltanto a un punto.

"Pur essendo meno bella e brillante rispetto ai rossoneri, alla fine è lì. Credo che Conte sia soddisfatto, anche perché non ha davanti la Juve ma un’altra squadra. Se vinci anche le partite in cui non giochi bene è un segnale positivo, vuol dire che più avanti potresti fare anche meglio".

Ha parlato di sorpresa per il Milan, possiamo dirlo in altro senso anche per la Juventus?

"Un pochino tutti si aspettavano un calo a livello di prestazioni, per tante ragioni. Dopo nove campionati di fila vinti può arrivare anche una flessione psicologica. Mi sembra una squadra focalizzata, magari anche giustamente, sulla Champions. Le prestazioni migliori le ha fatte in campo europeo. L’obiettivo vero della Juve è quello, anche se è il più difficile in assoluto".

Era successo anche con Allegri di partire malissimo...

"E alla fine hanno vinto il campionato lo stesso. Rispetto ad allora c’è un’Inter più strutturata, più cinica e questo rende l’impresa più difficile".

Pirlo ha qualche responsabilità per la classifica odierna?

"Un piccolo scotto da pagare gli va dato, ma non credo sia lui il motivo principale. Tanti giocatori cominciano ad avere qualche problemino fisico, da Chiellini a Bonucci. Lo stesso Ronaldo sai che non puoi averlo a disposizione tutte le partite, devi gestirli. Credo sia un passaggio obbligato".

Il mercato potrà cambiare certi equilibri?

"Non è una sessione semplicissima, perché non c’è tanta disponibilità economica. Qualche scambio può essere la soluzione migliore. Gomez può diventare importante se si muoverà, non è giovanissimo ma è abituato a giocare in una squadra che fa un certo tipo di calcio. L’Inter e il Milan non hanno giocatori del genere, per esempio".

Ai rossoneri potrebbe servire di più un’alternativa a Ibra?

"Sicuramente farebbe comodo, perché Rebic è diverso, così come Leao. La squadra, con il suo entusiasmo, ha sopperito alla mancanza dello svedese. Pioli è stato bravissimo".

A proposito di condizionamenti: quanto influiscono i paletti dovuti alla pandemia?

"Il ritmo è molto sostenuto. I positivi si devono fermare per forza. Tutto è anomalo, lo è nel calcio come nel resto delle cose. Il fatto che il campionato sia ripreso è una gran bella notizia. Anche la gestione sanitaria all’interno delle squadre è stata fatta bene e questo è l’aspetto più importante. Certo per i giocatori che giocano anche le coppe e le partite della nazionale è difficile. Giochi senza allenarti".

È così diverso giocare con o senza pubblico?

"Qualche squadra potrebbe anche aver avuto dei vantaggi. Chiaro si tratta di un’anomalia. Sembra di giocare al campo di allenamento. Però una squadra come il Milan, per me, è cresciuta anche perché non ha avuto la pressione del pubblico che ti critica a San Siro".