La delusione di Arturo Vidal e Milan Skriniar dopo la sconfitta interna dell’Inter contro il Real Madrid di Ancelotti, gara decisa in extremis da Rodrygo
La delusione di Arturo Vidal e Milan Skriniar dopo la sconfitta interna dell’Inter contro il Real Madrid di Ancelotti, gara decisa in extremis da Rodrygo
di Mattia Todisco Se conta solo il risultato non c’è analisi che tenga: l’Inter ha perso l’esordio in Champions e c’è da rincorrere. Ma non è un’eliminazione diretta. La fase a gironi è una guerra in sei battaglie incrociate su un terreno nel quale i nerazzurri hanno affrontato subito il nemico più temibile. Nel 2011, dieci anni fa, persero la prima col Trabzonspor e passarono il girone. Quando l’hanno vinta con il Tottenham in era spallettiana sono andati fuori lo stesso. Corsi e ricorsi, punti che non fanno parte del lavoro postumo alla...

di Mattia Todisco

Se conta solo il risultato non c’è analisi che tenga: l’Inter ha perso l’esordio in Champions e c’è da rincorrere. Ma non è un’eliminazione diretta. La fase a gironi è una guerra in sei battaglie incrociate su un terreno nel quale i nerazzurri hanno affrontato subito il nemico più temibile. Nel 2011, dieci anni fa, persero la prima col Trabzonspor e passarono il girone. Quando l’hanno vinta con il Tottenham in era spallettiana sono andati fuori lo stesso. Corsi e ricorsi, punti che non fanno parte del lavoro postumo alla partita di mercoledì che Inzaghi e lo staff stanno sbrigando.

L’allenatore è focalizzato sull’impegno di domani con il Bologna, ha bisogno di teste sgombre da fantasmi e gambe il più possibile fresche. La Champions toglie energie mentali e fisiche, con un calendario così fitto (martedì prossimo ci sarà la Fiorentina al Franchi, il sabato dopo l’Atalanta, poi di nuovo l’Europa e così via) il turnover è un obbligo. Per questo la fisionomia dell’undici di partenza cambierà, senza rivoluzioni ma agendo laddove la stanchezza ha colpito le gambe di alcuni elementi. Sotto questo aspetto le indicazioni derivanti da Inter-Real non sono positive. Pur con la perdita di Hakimi e Lukaku la società sperava di aver dato profondità all’organico comprando non solo i sostituti naturali (Dumfries e Dzeko), ma potendo contare su Correa, sul rientro in rosa di Federico Dimarco, nonché sulla voglia di rivincita di Vidal e sul ritorno a pieno ritmo di Vecino.

Gli ultimi tre sono stati tra i cinque subentrati in Champions, Correa e proprio Dumfries gli altri due, ma l’Inter ne ha tratto pochissimo giovamento. Ad avanzare è stato il Real che di cambi ne ha fatti meno e più tardi. Oltre alla freschezza nel rush conclusivo è mancata la precisione sotto porta. Dopo un primo tempo di quel livello, il risultato non può essere 0-0. Le abilità di Courtois giustificano fino a un certo punto la mancanza di cinismo nei metri decisivi, mentre dall’altra parte è bastato centrare lo specchio una volta sola o poco più per "bucare" Handanovic. Per contro, è innegabile che l’essere arrivati così tanto al tiro sia sinonimo di una partita condotta in gran parte con la giusta mentalità. Senza timore, votati all’offensiva, ma con un occhio alle spalle, potendo contare su una difesa che ha ceduto solo a 1’ dalla fine lasciando quasi inoperoso il portiere di casa. L’intesa tra i giocatori in campo è sembrata solida, fluida, una squadra che sa cosa fare e come far male, almeno fino a quando non è arrivato il momento di centrare il bersaglio.

Di questo Inzaghi può essere molto contento, perché con prestazioni così non sempre ci sarà al cospetto un portiere come il belga o una squadra che punisce alla prima occasione.