Pierre Kalulu, 21 anni, esulta dopo il tiro deviato da Mbemba per il pareggio
Pierre Kalulu, 21 anni, esulta dopo il tiro deviato da Mbemba per il pareggio
di Luca Talotta Un punto per rinascere, un punto per riflettere e per sperare ancora. Poca gioia in casa Milan per il pareggio ottenuto contro il Porto; perché se da una parte c’è la soddisfazione per aver ottenuto il primo punto in Europa, lasciando la casellina ‘zero’ che tanto stonava al fianco di un nome glorioso come quello del Milan, dall’altra c’è la consapevolezza che la strada per tornare a competere ad alti livelli in Champions è ancora lunga. Anche se la vittoria del Liverpool sull’Atletico Madrid lascia il passaggio del turno ancora nelle mani del gruppo di Pioli. Ma il Porto,...

di Luca Talotta

Un punto per rinascere, un punto per riflettere e per sperare ancora. Poca gioia in casa Milan per il pareggio ottenuto contro il Porto; perché se da una parte c’è la soddisfazione per aver ottenuto il primo punto in Europa, lasciando la casellina ‘zero’ che tanto stonava al fianco di un nome glorioso come quello del Milan, dall’altra c’è la consapevolezza che la strada per tornare a competere ad alti livelli in Champions è ancora lunga. Anche se la vittoria del Liverpool sull’Atletico Madrid lascia il passaggio del turno ancora nelle mani del gruppo di Pioli.

Ma il Porto, senza strafare, ha portato a casa un punto prezioso, senza mai dare l’impressione di avere l’acqua alla gola. Quello che accade in Italia con il Milan, in sostanza, che riesce sempre a dimostrare carattere e polso. Quello che è mancato ieri sera proprio ai rossoneri, per i quali dover assolutamente vincere si è tramutato in un boomerang quasi letale: "Potevamo fare meglio, è mancata lucidità nelle scelte", si è limitato a dire Stefano Pioli. Che di certo dei primi 45 minuti di ieri ha avuto ben poco da salvare: ogni palla era un possibile pericolo, ogni ripartenza metteva i brividi.

Il Diavolo, dal canto suo, faceva quel che poteva, ma mancava spesso chi illuminasse la manovra e anche le ripartenze, sovente in superiorità numerica, non venivano sfruttate a dovere. E non sarà un caso se, alla fine, a tenere a galla il Milan è stato Tatarusanu con due interventi su Mehdi e Zaidu. E Pioli dovrà provare a spiegare e trovare una risposta anche al mistero dei secondi 45 minuti di gioco, dove con una squadra identica a quella del primo tempo (fuori solo Calabria, peggiore in campo e colpito da un malore sull’ultimo contrasto, e dentro Kalulu) i rossoneri sono apparsi perlomeno più in palla, se non proprio a livello del Porto. Di sicuro i lusitani sono squadra veloce, determinata, consapevole dei propri mezzi e a proprio agio sul palcoscenico europeo. Solo un episodio poteva rimettere i rossoneri in carreggiata, cosa puntualmente avvenuta al 61’ con la sfortunata autorete di Mbemba da un’azione nata su una punizione per i rossoneri: "Segnali positivi, la squadra sta bene, volevamo vincere", ha tagliato nuovamente corto Pioli, il quale non è riuscito ad arrivare alla sua prima vittoria in Champions League.

Ma tempo per recriminare su quello che è stato e che poteva essere non ce n’è, perché tra meno di 72 ore sarà già derby: "Una partita molto difficile, l’Inter è la favorita per il campionato" si nasconde il tecnico emiliano. Il quale sa benissimo però che il percorso netto del Diavolo in Serie A, fatto di dieci vittorie ed un pareggio, mette i rossoneri al pari del Napoli davanti a tutti nei pronostici. Di certo quest’esperienza europea avrà plasmato ulteriormente il carattere dei rossoneri, che comunque sono riusciti a strappare un punto al Porto senza Kjaer e Ibrahimovic, inizialmente in panchina (per lo svedese solo un quarto d’ora finale): ovvero due degli artefici della rinascita Milan.