di Luca Talotta Per loro sfidare il Bologna avrà un sapore particolare. Zlatan Ibrahimovic e Mario Mandzukic da una parte, la truppa di Mihajlovic dall’altra. Oggi, più che avversari; per loro due la formazione felsinea sarà quello che poteva essere e non è stato, quello che sarebbe potuta divenire una bella favola ma che, alla fine, è rimasta un’incompiuta, possibile avventura. Perché uno tra Ibrahimovic e Mandzukic, se la storia fosse andata in modo diverso, oggi avrebbe potuto giocare in casa. E se da una parte è vero che con i sé e con i ma la storia non si scrive, è altrettanto vero che la possibilità c’è stata, più che concreta. Il...

di Luca Talotta

Per loro sfidare il Bologna avrà un sapore particolare. Zlatan Ibrahimovic e Mario Mandzukic da una parte, la truppa di Mihajlovic dall’altra. Oggi, più che avversari; per loro due la formazione felsinea sarà quello che poteva essere e non è stato, quello che sarebbe potuta divenire una bella favola ma che, alla fine, è rimasta un’incompiuta, possibile avventura. Perché uno tra Ibrahimovic e Mandzukic, se la storia fosse andata in modo diverso, oggi avrebbe potuto giocare in casa. E se da una parte è vero che con i sé e con i ma la storia non si scrive, è altrettanto vero che la possibilità c’è stata, più che concreta. Il corteggiamento di Mihajlovic al gigante svedese, prima che quest’ultimo decidesse di riunirsi al Milan a dicembre del 2019, è stato degno di quelli del giovane rampollo che attenta al cuore e alle virtù della donzella di turno. Tutto dichiarato dagli attori in campo, tutto alla luce del sole. Sappiamo come finì: Ibra scelse il Milan, per sentirsi ancora protagonista e riuscire nel miracolo di riportare il Diavolo in Champions e fare, forse, anche qualcosa in più.

Ma anche per Mandzukic la maglia del Bologna è stata qualcosa di più di un semplice affaire estivo. Non è stato un lungo e tormentato corteggiamento stile Ibrahimovic, ma qualcosa c’è stato, eccome. A dire di no, questa volta, fu proprio Mihajlovic. Che se da una parte stravedeva per Ibrahimovic, dall’altra sbarrò subito la strada al croato, proposto a più riprese alla sua dirigenza. Quello che poteva essere il colpo dell’anno, per il Bologna si tramutò nell’ennesimo "vorrei ma non posso". Il motivo lo spiegò lo stesso allenatore in conferenza stampa: "Sul mercato non vedo nessuno adatto alla mia squadra - disse - non mi piacere prendere un giocatore tanto per prenderlo, nemmeno se si chiama Mandzukic".

La rivalsa nei confronti del Bologna, ma anche di un momento molto delicato. Perché il Milan, dopo oltre nove mesi da imbattuto, ha perso tre gare nel giro di 20 giorni (due in campionato contro Juventus e Atalanta e il derby di Coppa Italia contro l’Inter di martedì scorso) e ora vuole scoprire come sta; e perché il trittico di sfide Bologna-Spezia-Crotone potrebbe ridare nuova linfa ad una squadra apparsa in difficoltà nel recente passato. Missione riscatto a Bologna soprattutto per Zlatan, che vuole dimenticare il derby da incubo condito dalla giornata di squalifica inflitta al giudice sportivo sia a lui che Lukaku, con tutte le accuse di razzismo che ne sono seguite: "Ibra non è un razzista, chiudiamo la vicenda", ha tagliato corto Pioli. Per il quale la sfida di oggi avrà un sapore particolare: ritorna a Bologna da avversario, dopo aver diretto i felsinei in 97 occasioni tra l’ottobre 2011 e il gennaio 2014, chiedendo al suo passato di fargli strada per rispedire indietro quella Inter di Conte che dista solo due punti. E ritrovare un po’ di serenità, quella che ha potuto riabbracciare negli ultimi giorni di lavoro, svolti con la rosa quasi al completo: "Finalmente abbiamo potuto giocare 11 contro 11 senza ricorrere ai Primavera". Ma anche oggi, come sempre in questa stagione, il suo Milan sarà in emergenza: guarito dal Covid Calhanoglu, rientrati Bennacer e lo stesso Mandzukic, ma partiranno dalla panchina. Tomori titolare, Leao trequartista in supporto a Ibra.