dall’inviato Leo Turrini La domanda se la porta via il bollente mare giapponese. Ma cosa avrebbe potuto combinare Greg in questa Olimpiade, se solo avesse potuto affrontarla in decenti condizioni di salute? La domanda se la porta via il bollente mare giapponese, lasciando una sottile scia di bronzo, il bronzo che Paltrinieri si mette al collo dopo una estenuante avventura tra le onde dei dieci chilometri di fondo. Un risultato prodigioso, destinato ad alimentare la gioia e il rimpianto. E non si tratta, credetemi, di una contraddizione. Ah, Gregorio, figlioccio mio mai...

dall’inviato Leo Turrini

La domanda se la porta via il bollente mare giapponese. Ma cosa avrebbe potuto combinare Greg in questa Olimpiade, se solo avesse potuto affrontarla in decenti condizioni di salute?

La domanda se la porta via il bollente mare giapponese, lasciando una sottile scia di bronzo, il bronzo che Paltrinieri si mette al collo dopo una estenuante avventura tra le onde dei dieci chilometri di fondo. Un risultato prodigioso, destinato ad alimentare la gioia e il rimpianto. E non si tratta, credetemi, di una contraddizione.

Ah, Gregorio, figlioccio mio mai sufficientemente apprezzato nella capacità di soffrire! Forse anche tu, da ragazzino, avrai sfogliato i fumetti dell’Uomo Ragno e degli Avengers. Ricorderai allora che gli sceneggiatori avevano inventato i “What if”, scenari alternativi rispetto al racconto tradizionale. Cosa sarebbe successo se l’Uomo Ragno avesse perso i suoi poteri o se gli Avengers avessero ceduto alla corruzione?

Ecco, “what if”! Un Greg malconcio ha incassato due podi e ha anche vinto una sua personalissima scommessa. Quella con il mare.

Quando aveva annunciato di voler tentare la trasformazione in novello Nettuno, il giovanotto era stato accompagnato da perplessità fortissime. Ma come?!? Sei un Fenomeno in piscina e ti vai a complicare la vita tra le onde, le alghe, le correnti, le botte subacquee?!? Invece, aveva ragione lui. Ci ha creduto, si è speso, si è reinventato. Non era un progetto folle. O meglio: c’era del metodo, nella follia di Greg, un Erasmo da Rotterdam nato per caso dalle parti di Carpi.

La gara. È stata assurda, come si conviene alle insensatezze dello sport estremo, perché tale è il nuoto in mezzo al mare.

Temperatura da spaghetti in pentola. Partenza fissata alle 6,30 del mattino locale per salvaguardare un minimo la pelle dei concorrenti. Potete immaginare lo stato d’animo di Greg, reduce da una mononucleosi.

I rivali sono partiti come siluri per toglierlo di mezzo. Lo temevano, per quanto malconcio. E hanno tentato di affogarlo.

Poveri illusi. Paltrinieri è figlio di un maestro di nuoto, mio caro amico, ma è anche imparentato con Nettuno, sissignore. Ha perso subito mezzo minuto, poi ha trovato il ritmo. Era a corto di energie, non di buone intenzioni. Ha rimontato, in un turbinio di bracciate. Wellbrock il tedesco era imprendibile, l’ungherese Rasovszky quasi. È arrivato terzo, Paltrinieri. E dopo era contento come se avesse vinto.

"Sì, perché la medaglia spazza via tutta la melma che ho ingoiato quando stavo male. È una ricompensa per la sofferenza. Non l’avevo sognata così, questa Olimpiade. Prima della mononucleosi mi sentivo fortissimo, il mio è stato un viaggio all’inferno, ma alla fine sono appagato. L’argento negli 800, il bronzo nel fondo: completo la collezione aperta a Rio con l’oro nei 1500. Posso tornare a casa in pace con me stesso".

E il mare di Tokyo si richiuse su quella domanda. Come sarebbero andate le cose se?...