21 mar 2022

Genio, Ucraina e bronzo: è sempre Tamberi

Lo show di Gimbo ai Mondiali di Belgrado: senza preparazione salta 2,31 e si piazza terzo. Con dedica agli amici Bondarenko e Protsenko

doriano rabotti
Sport

di Doriano Rabotti

Elogio della follia. Erasmo da Rotterdam non poteva certo pensare a Gimbo Tamberi, ma chissà...di sicuro il bronzo nel mondiale indoor di Belgrado centrato ieri dal saltatore marchigiano è qualcosa che va oltre l’immaginazione di uno sportivo normale. E infatti è stato lui il primo ad ammetterlo: "Oggettivamente era una follia, ma mi piaceva, ci ho trovato stimoli. Sono quelle esperienze che se le sentissi raccontare da un altro, mi verrebbero i brividi. Quelle cose strane, che fanno la differenza".

Saltare 2,31 metri senza aver fatto una vera preparazione specifica per questo appuntamento (perché Tamberi quest’anno punta ai mondiali all’aperto di Eugene) è qualcosa che conferma la grandezza dell’atleta, non solo l’unicità del personaggio.

Come pochi mesi fa a Tokyo per l’oro, anche ieri Tamberi ha ’condiviso’ il gradino del podio, stavolta il terzo: dietro il coreano Sanghyeok Woo a 2,34 si è piazzato lo svizzero Loic Gasch con la stessa misura di Gimbo, ma un errore in meno a 2,24. Terzo è arrivato anche il neozelandese Hamish Kerr.

Tamberi non era solo, in questo tentativo ai confini della realtà: su una spalla aveva la bandiera dell’Italia, sull’altra quella dell’Ucraina e i nomi dei due amici e colleghi Bondarenko e Protsenko, e anche la mascherina era gialla e blu: "Sono contentissimo di quello che sono riuscito a fare – ha detto alla fine – era una sfida molto difficile, avevo saltato una sola volta in allenamento, quando di solito preparo queste gare con almeno 30-40 sedute di tecnica e cinque, sei, sette gare prima. Oggi si sono svegliati un po’ tutti gli avversari, ma mi fa piacere, perché riuscire a prendere una medaglia in un contesto di alto livello vale molto di più che vincerla con una misura mediocre. E quest’estate ci divertiamo…".

Ora, all’osservatore occasionale potrà anche sembrare strano che un campione olimpico sia contento per un terzo posto pochi mesi dopo aver fatto vedere che può stare sul tetto del mondo. Ma proprio Tamberi i mondiali indoor li ha anche vinti, sei anni fa a Portland. E in realtà quella di ieri, oltre che la conferma che il campione risorto dopo il brutto infortunio e arrivato nel cielo d’Olimpia sia ancora umano, è una medaglia che non stupisce.

Non è sorpreso chi conosce il carattere del ragazzo, non sbarra gli occhi chi sa benissimo che questa specialità negli ultimi anni vive di un equilibrio totale come forse non si era mai visto prima, e infatti i podi delle ultime manifestazioni sono sempre stati diversi. E se la costruzione di un campione passa per anni di lavoro, se la preparazione di una stagione cresce per gradini, è chiaro che pensare a una medaglia per una avventura scelta davvero a pochi giorni dal via era davvero una follia.

Da elogiare, ovviamente.

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