Michael Schumacher e Jean Todt (Ansa)
Michael Schumacher e Jean Todt (Ansa)

Roma, 6 dicembre 2018 - Nell’immaginario collettivo, Jean Todt e Michael Schumacher formano una delle coppie più belle e affiatate nella storia dell’automobilismo e dello sport. Per questo non sorprende sapere che, sin dall’inizio del calvario del Campionissimo, il manager francese è stato e rimane uno dei pochi ammessi al capezzale del sette volte iridato di Formula Uno. L’attuale presidente della Fia ha persino raccontato di aver assistito con lui alla telecronaca del Gran Premio del Brasile, il mese scorso. La dichiarazione di Todt fatalmente ha alimentato il solito tam tam. A quasi cinque dal terribile incidente sulle nevi della Alta Savoia, ostinata resiste la speranza di quanti non si rassegnano all’ingiuria del destino.

In verità, l’ex team principal della Ferrari si è ben guardato dal fornire qualunque informazione aggiuntiva sullo stato di salute di Schumacher. Nel senso che il fuoriclasse tedesco “tecnicamente” è sveglio, ha gli occhi aperti e più volte la famiglia ha seguito in sua compagnia le corse di Formula Uno su un maxi schermo.  Da lì ad immaginarne reazioni all’andamento delle gare ci vorrebbe tanta, troppo malinconica fantasia. Purtroppo.

IN CASA. Nel castello svizzero di Gland, dove l’eroe ferrarista venne trasferito sei mesi dopo l’inutile intervento chirurgico al cervello nella clinica di Grenoble, hanno libero accesso, oltre ai parenti più stretti, soltanto pochissime persone. Jean Todt è tra i più assidui, assieme all’ex direttore tecnico della Ferrari, il britannico Ross Brawn, all’ex collaudatore del Cavallino, l’italiano Luca Badoer e all’ex direttore sportivo della Rossa Stefano Domenicali, oggi presidente della Lamborghini. 

Tutti vincolati al più stretto riserbo. La famiglia in quasi cinque anni non ha mai autorizzato la divulgazione di un bollettino medico. Mick, il figlio, fresco campione europeo di Formula Tre e prossimo al debutto in Formula Due, incontra regolarmente la stampa per la sua attività ma non accetta domande sulle condizioni del genitore. La scelta del silenzio, legittimamente applicata dalla moglie Corinna, alimenta fatalmente il giochino (macabro, in verità) delle speculazioni. E una frase innocente di Todt innesca, nell’era della comunicazione istantanea, un pandemonio virale.

L’AFFETTO. La cosa bella di tutta questa triste storia è che nel momento terribile del tormento Schumacher ha potuto contare sull’affetto di amici veri. Michael ne ha sempre avuti pochi, considerava la confidenza nel prossimo una virtù rara. Jean Todt, che al tedesco ha dato tanto nei giorni belli ricevendo tantissimo in cambio, non ha dimenticato. Sta anche seguendo con simpatia la carriera di Mick, il rampollo del Campionissimo: a gestirne l’eventuale sbarco in Formula Uno potrebbe essere, in un futuro non remoto, Nicolas Todt, il figlio del presidente della Fia, già manager di Felipe Massa e di Charles Leclerc, il nuovo pilota della Ferrari.