Sebastian Vettel (Ansa)
Sebastian Vettel (Ansa)

Shanghai, 15 aprile 2019 - Le elezioni Europee saranno decisive anche per la Ferrari, mica solo per il governo. Tra Baku, Barcellona eMontecarlo, tra il 28 aprile e il 26 maggio, beh, non sarà più tempo di comizi. È chiaro che una sequenza ininterrotta di doppiette Mercedes manderebbe precocemente in archivio le ambizioni del Cavallino. Lo sa pure Mattia Binotto. Il capo supremo della Rossa da Gran Premio l’ha detto con franchezza, dopo la delusione cinese. "Non possiamo accontentarci di un terzo posto – ha spiegato – Torniamo a casa da Shanghai con la consapevolezza di avere molto lavoro da fare. Su questa pista la Mercedes aveva un vantaggio di tre decimi in qualifica e ha mantenuto lo stesso margine in assetto da gara. Dobbiamo eliminare questo gap".

Il dualismo. Giusto, ma come? Le scelte strategiche cinesi non hanno funzionato. "Abbiamo privilegiato Vettel che infatti ha chiuso sul podio – ha aggiunto Binotto – Certo non volevamo sacrificare Leclerc, comunque siamo una squadra e dobbiamo sempre ragionare da squadra". Carletto si è adeguato ("Speravo di aiutare Vettel a battere almeno Bottas, non ha funzionato") e non poteva essere contento. Via radio durante la corsa il monegasco non ha mancato di segnalare la sua (comprensibile) frustrazione. Quanto a Vettel, ha davanti un bicchiere mezzo vuoto. "La nostra auto è buona ma non buonissima – ecco il messaggio del tedesco – Non eravamo veloci come le Frecce d’Argento. Ci sono cose sulla vettura che ancora non mi piacciono. Il motore è ok, il resto deve essere migliorato".

Che fare. E insomma alla Ferrari non fa difetto la conoscenza del problema. Che potremmo descrivere così: assenza di equilibrio. In senso metaforico e in senso letterale. Metaforicamente, la macchina passa dal buio di Melbourne al miraggio di Sakhir al crepuscolo di Shanghai. La Rossa del 2019 è esposta a repentini sbalzi di umore. Come se non fosse in grado di adattarsi a piste differenti. Grosso guaio, a maggior ragione se si pensa che Mercedes ha invece un rendimento costante. E così si arriva alla mancanza di equilibrio in senso letterale. Il sospetto è che la Ferrari, per alzare il livello della prestazione, si sia involontariamente candidata a rischi di affidabilità. Vettel e Leclerc giurano che il motore è competitivo, ma lamentano limiti di trazione. Nelle curve, in Cina, Mercedes era nettamente superiore. I nostri nonni liquiderebbero la materia con uno slogan sempre efficace: la coperta è troppo corta. Quello che guadagni da una parte lo perdi dall’altra. Manca poco più di un mese alle elezioni Europee. Baku, Barcellona, Montecarlo. In bilico tra sogno residuo e incubo incalzante, alla Ferrari non possono bastare exit poll e sondaggi.