di Leo Turrini Nel 2022 la Ferrari compie 75 anni. È ancora la Fidanzata d’Italia, perché il nome è ovunque simbolo di appartenenza al Bel Paese. Non bastasse, ci sono i numeri di Borsa: il Cavallino vale sul mercato più di 43 miliardi di euro, una cifra pazzesca. Da appassionato cultore della materia, escludo che nel remoto 1947 un uomo pure ottimista come il Drake di Maranello, via, potesse anche solo immaginare qualcosa del genere. E sì che ad Enzo Ferrari la fantasia non faceva difetto! Ce ne voleva tantissima per scommettere sull’automobile che si fa oggetto di lusso e persino opera d’arte. Lui ebbe l’audacia di credere in un sogno, coltivato sulle macerie di una Europa devastata dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1947, le strade erano bianche, i ponti erano...

di Leo Turrini

Nel 2022 la Ferrari compie 75 anni. È ancora la Fidanzata d’Italia, perché il nome è ovunque simbolo di appartenenza al Bel Paese. Non bastasse, ci sono i numeri di Borsa: il Cavallino vale sul mercato più di 43 miliardi di euro, una cifra pazzesca.

Da appassionato cultore della materia, escludo che nel remoto 1947 un uomo pure ottimista come il Drake di Maranello, via, potesse anche solo immaginare qualcosa del genere.

E sì che ad Enzo Ferrari la fantasia non faceva difetto! Ce ne voleva tantissima per scommettere sull’automobile che si fa oggetto di lusso e persino opera d’arte. Lui ebbe l’audacia di credere in un sogno, coltivato sulle macerie di una Europa devastata dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1947, le strade erano bianche, i ponti erano distrutti e una Italia piccola piccola si specchiava in una dimensione rurale. Ciò nonostante, il manager modenese delle Alfa Romeo di Tazio Nuvolari si fece imprenditore. Diventò costruttore: la 125 S, detta Barchetta, motore 12 cilindri, colpì al cuore le élite e il popolo plebeo. Fu come una Epifania: Enzo Ferrari sapeva ciò che la gente desiderava prima che la gente se ne rendesse conto. Per questo io lo considero l’antenato di Steve Jobs, il visionario ideatore dello iPhone: capire in anticipo le voglie inespresse delle masse, ecco il segreto del Genio.

Il binomio. In una cosa sicuramente la Ferrari è rimasta identica a se stessa, a dispetto dei 75 anni gloriosamente accumulati: nella combinazione tra prodotto e corsa, tra strada e pista.

Il Drake è partito da lì: tradurre il suo inesauribile, futuristico amore per la velocità nello sviluppo di una tecnologia sempre più sofisticata. Era un autodidatta, Enzo: quando l’Universita’ di Bologna gli conferì una laurea honoris causa, non a caso nella “lectio magistralis” raccontò di come una notte di diluvio durante una 24 Ore di Le Mans avesse portato a progettare tergicristalli più efficienti…

A distanza di tre quarti di secolo, sempre lì torniamo. Alla congiunzione fra tecnica e passione: il Dna di una azienda sempre chiamata a reggere la sfida della innovazione, senza dimenticare l’effetto straniante dei Gran Premi.

Il suv. Nel 2022, nei giorni del compleanno, la Ferrari presenterà il suo primo Suv. Dovrebbe chiamarsi Purosangue e spingerà il Cavallino su sentieri produttivi fin qui mai esplorati. Il tutto accarezzando, più in là, la suggestione green di una supercar interamente elettrica.

Qui, all’incrocio tra transizione ecologica e tradizione, sta l’ennesima grande scommessa: per questo, presumo, l’amministratore delegato Vigna ha appena cambiato i vertici della produzione.

Il sogno. Una volta chiesi ad Enzo Ferrari come avesse potuto credere che da una terra di contadini, quale era Maranello nel 1947, sarebbero usciti i migliori ingegneri e i migliori meccanici del mondo.

Invece di mandarmi a quel paese, ragazzino impertinente!, si tolse gli occhiali scuri e mi disse: sa, solo chi ha conosciuto la fatica atroce del lavoro nei campi può comprendere la forza rivoluzionaria del motore.

È troppo facile aggiungere adesso che questa splendida settantacinquenne ha bisogno di una rivoluzione anche in pista. In termini di risultati, perché un adolescente di oggi non ha mai visto una Rossa campione del mondo di Formula Uno. L’ultimo titolo piloti risale al 2007, grazie a Kimi Raikkonen. L’ultimo titolo costruttori è datato 2008.

È passata una generazione. Non è dato sapere quanto l’enigmatico John Elkann, presidente della Ferrari dopo il carismatico Montezemolo e lo sbrigativo Marchionne, non è dato sapere, dicevo, quanto il nipote di Gianni Agnelli abbia conservato della passione del nonno Avvocato per le corse.

È certo, invece, che nel 2022 la squadra di Mattia Binotto non potrà sbagliare. Qui non si pretende che Leclerc e Sainz vincano subito, ma almeno che dispongano di una macchina sempre competitiva.

In attesa di scoprire la verità, buon compleanno alla eterna Fidanzata d’Italia.