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17 giu 2022

Ferrari, il giallo benzina Ora deve correre in difesa

I guai alla power unit anche dei team clienti dopo la direttiva sui biocarburanti. Oggi le libere in Canada, possibili cambi sulle Rosse con arretramento in griglia

17 giu 2022
leo turrini
Sport
Charles Leclerc, 24 anni, e il team principal della Ferrari Mattia Binotto, 52: il Cavallino, tra tante incognite, è chiamato a un riscatto in Canada
Charles Leclerc, 24 anni, e il team principal della Ferrari Mattia Binotto, 52: il Cavallino, tra tante incognite, è chiamato a un riscatto in Canada
Charles Leclerc, 24 anni, e il team principal della Ferrari Mattia Binotto, 52: il Cavallino, tra tante incognite, è chiamato a un riscatto in Canada
Charles Leclerc, 24 anni, e il team principal della Ferrari Mattia Binotto, 52: il Cavallino, tra tante incognite, è chiamato a un riscatto in Canada
Charles Leclerc, 24 anni, e il team principal della Ferrari Mattia Binotto, 52: il Cavallino, tra tante incognite, è chiamato a un riscatto in Canada
Charles Leclerc, 24 anni, e il team principal della Ferrari Mattia Binotto, 52: il Cavallino, tra tante incognite, è chiamato a un riscatto in Canada

di Leo Turrini

Si romperà ancora il motore della Ferrari? Alla vigilia del Gran Premio del Canada (stasera alle 20 e alle 23 le due sessioni di prove libere, diretta Sky), beh, tutto ruota intorno a questo interrogativo. Anche alla luce di una curiosa scoperta che ho fatto, sissignore.

Il giallo. Seguitemi, perché la trama è intrigante. Il 16 maggio scorso, a ridosso del Gran Premio di Spagna, la federazione internazionale ha emanato una direttiva con la quale ha reso più rigidi i criteri sull’utilizzo (in gara) dei biocarburanti. Da quest’anno, il dieci per cento della benzina usata dalle monoposto di F1 deve essere “Green”.

Fin qui, tutto bene. Cioè, tutto male per la Ferrari e per i suoi clienti in pista, leggi Haas e Alfa Romeo. Da allora, infatti, la power unit confezionata a Maranello ha smarrito l’affidabilità. Le rotture si sono moltiplicate e il povero Leclerc ne sa qualcosa. Come se qualcosa fosse cambiato.

Solo una coincidenza? Può darsi. Ma un indizio (la direttiva Fia, firmata per inciso da un ex del Cavallino, il greco Tombazis) è un indizio. Due indizi (i crack sui motori Rossi, compresi quelli forniti ad Haas e Alfa) sono due indizi. Ma tre indizi (la sconsolata ammissione in quel di Baku da parte di Mattia Binotto: non sappiamo se riusciremo a risolvere il problema…) fanno una prova. Lo diceva Agatha Christie, nota Ferrarista.

In pista. Con simili premesse, non è dato sapere cosa accadrà sul tracciato di Montreal, dedicato alla memoria del mitico Gilles Villeneuve.

L’impressione è che la Ferrari dovrà necessariamente correre in difesa. Se non in qualifica, in gara. C’è anche il rischio di dover scontare una penalizzazione sulla griglia di partenza, qualora fosse indispensabile ricorrere a pezzi “nuovi”.

Per fortuna Leclerc e Sainz hanno fatto sapere di non aver perso la voglia di lottare.

Fondoschiena. Intanto, la Mercedes ha ottenuto dalla Fia un intervento che dovrebbe portare a ridurre i sobbalzi (porpoising, in inglese) delle vetture in pista. Tutti i piloti si erano lamentati sin dall’inizio della stagione, temendo conseguenze sulla salute. Domenica scorsa a Baku Lewis Hamilton era uscito a fatica dall’abitacolo e aveva poi fatto sapere di aver addirittura perduto la sensibilità dei glutei. Vedremo se già a Montreal le macchine smetteranno di saltare come canguri sull’asfalto e chi ne trarrà beneficio in termini di prestazioni.

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