Non solo la citazione di De Gregori con tanto di paragone al popolare cantautore dopo la vittoria di Parigi ("la storia siamo noi"), ma anche le visite improvvise agli amici di Brescia, il senso di gratitudine per Mazzone, il gusto per la pasta, l’ammirazione per il Milan di Sacchi: gli intrecci tra Pep Guardiola, tornato protagonista in Europa dopo 10 anni, e l’Italia (non solo del pallone) sono molteplici e profondi. A cominciare dalla lingua: divenuto negli...

Non solo la citazione di De Gregori con tanto di paragone al popolare cantautore dopo la vittoria di Parigi ("la storia siamo noi"), ma anche le visite improvvise agli amici di Brescia, il senso di gratitudine per Mazzone, il gusto per la pasta, l’ammirazione per il Milan di Sacchi: gli intrecci tra Pep Guardiola, tornato protagonista in Europa dopo 10 anni, e l’Italia (non solo del pallone) sono molteplici e profondi. A cominciare dalla lingua: divenuto negli anni un perfetto poliglotta, il tecnico del Manchester City parla un perfetto italiano, addirittura migliorato dopo i due anni trascorsi in Italia, da giocatore, con le maglie di Brescia e Roma. Da allora Guardiola ha mantenuto e coltivato le frequentazioni italiani, a cominciare da quella con Edoardo Piovani, storico team manager del Brescia, uno dei suoi più cari amici. Che va a trovare almeno una volta all’anno, per una rimpatriata a tavola - dopo l’immancabile aperitivo in Piazzale Arnaldo - assieme ad un ristretto gruppo di ex compagni. Forte il legame anche con la famiglia di Gino Corioni, l’ex presidente delle Rondinelle, scomparso nel 2016, che lo ingaggiò dopo il divorzio dal Barça. A Brescia aveva esordito in un derby contro l’Atalanta, entrato nel folklore calcistico per l’incontenibile corsa di Carlo Mazzone sotto la curva dei tifosi bergamaschi. Un debutto shock per il catalano, che ha mantenuto negli anni un sincero affetto verso il tecnico romano tanto da invitarlo all’Olimpico, alla vigilia della sua prima finale di Champions sulla panchina catalana. E contro una squadra italiana - la Samp - Pep ha vinto la sua unica Champions da calciatore (la prima del Barça). Un altro intreccio, decisamente meno fortunato, con l’Italia, è il netto ko subito dal suo Barca, allenato dal suo mentore Johan Cruyff, col Milan di Fabio Capello. Ma se col tecnico friulano non è mai scoccato il feeling - a Roma non lo faceva giocare - Guardiola non ha mai nascosto il suo debito di riconoscenza verso Arrigo Sacchi, uno dei suoi maestri e che ancora oggi chiama per un consiglio. Domenica Pep potrebbe conquistare la Premier, la terza dal suo arrivo in Inghilterra, impreziosendo un’annata che ha già portato in bacheca la Coppa di Lega (quarta di fila), sognando dopo il 2-1 di Parigi la prima storica finale di Champions dei Citizens, a 10 anni dall’ultima vinta da Pep.