L’urlo liberatorio di Andrea Vendrame, 26 anni, veneto di Conegliano, detto il «Joker»
L’urlo liberatorio di Andrea Vendrame, 26 anni, veneto di Conegliano, detto il «Joker»
di Angelo Costa (Forlì Cesena) Rispunta l’Italia in fondo al lungo e sentimentale viaggio dalla Toscana alla Romagna, che accarezza il ricordo di grandi italiani come Bartali e Martini, e sfiora quello di Pantani sulle strade dove preparava i suoi trionfi. Riaffiora con uno dei suoi rappresentanti più degni, Andrea Vendrame, detto il Joker, veneto di Conegliano, che a 26 anni non vince solo la sua prima tappa al Giro, il successo più bello dei tre raccolti in una carriera ancora fresca: riscatta soprattutto una serie di...

di Angelo Costa

(Forlì Cesena)

Rispunta l’Italia in fondo al lungo e sentimentale viaggio dalla Toscana alla Romagna, che accarezza il ricordo di grandi italiani come Bartali e Martini, e sfiora quello di Pantani sulle strade dove preparava i suoi trionfi. Riaffiora con uno dei suoi rappresentanti più degni, Andrea Vendrame, detto il Joker, veneto di Conegliano, che a 26 anni non vince solo la sua prima tappa al Giro, il successo più bello dei tre raccolti in una carriera ancora fresca: riscatta soprattutto una serie di accidenti che lo avevano trasformato nel Fantozzi del ciclismo.

"Non riesco a parlare per l’emozione, me ne sono capitate di cotte e di crude", racconta in lacrime sul traguardo e non esagera. Primo atto cinque anni fa, quando sfonda il finestrino di un’auto che gli taglia la strada in allenamento: a seguire decine di interventi ("dopo un anno avevo ancora pezzi di vetri dal volto"), da allora tiene la barba per nascondere le cicatrici. Secondo atto due anni fa al Giro, San Martino di Castrozza, quando sta per realizzare il sogno di vincere una tappa: sul più bello, un paio di guai meccanici lo fermano. Terzo atto lo scorso Natale, il più triste, ancora mentre si sta allenando: un’automobilista si ferma a bordo strada e lo aggredisce con un pugno al volto, spedendolo al pronto soccorso. "Ho provato di tutto in questi anni, anche a smettere: per fortuna c’è chi mi è stato vicino", dice Vendrame, che non arrendendosi ad una sorte avversa regala al Giro l’immagine dell’italiano vero, capace di rialzarsi nelle difficoltà. Regala anche al nostro ciclismo la seconda vittoria in questa edizione dopo nove secondi posti, battendo Hamilton con una volata di testa dopo aver seminato un po’ alla volta 14 compagni di avventura.

Mentre Vendrame va a farsi risarcire dalla sorte, la crema del Giro tira il fiato, così una tappa tra le più severe come altimetria diventa la più pacifica, come non poteva essere altrimenti dopo la faticaccia sugli sterrati. Unico a rompere la monotonia è Nibali, che nel finale attacca prima in salita e poi in discesa. Ne ricava una miseria, sette secondi appena: niente per la sua classifica ancora zoppicante, moltissimo per lo spirito di uno che qui non avrebbe neppure dovuto esserci e vuole lasciare un segno.

Mentre il Gotha della corsa ricarica le pile intravedendo lo Zoncolan domani, e farà lo stesso oggi viaggiando nel nome di Dante da Ravenna fino a Verona, il Giro continua a perder pezzi: vanno a casa Masnada, Soler e soprattutto l’ex maglia rosa De Marchi, spedito all’ospedale da una brutta caduta che gli costa una clavicola, qualche costola e uno spavento che non meritava.