Robert Platek, 56 anni, nuovo proprietario dello Spezia. A sinistra, dall’alto: Dan Friedkin (55), n.1 della Roma, e Joe Tacopina (54), a un passo dal prendere il Catania
Robert Platek, 56 anni, nuovo proprietario dello Spezia. A sinistra, dall’alto: Dan Friedkin (55), n.1 della Roma, e Joe Tacopina (54), a un passo dal prendere il Catania
di Paolo Franci Il sogno americano, qui da noi è da posti in piedi. Giovedì scorso, dalla contea di Arlington in Virginia, è atterrato sul nostro pallone Robert Platek, socio del fondo Msd Capital _ avete presente il colosso informatico Dell? - e già patron di club in Portogallo e Danimarca, oltre che ‘regista’ dell’acquisto del Burnley finito nelle mani di Alan Pace, altro americano di successo. Platek, ha rilevato il 100% dello Spezia calcio, fino a poche ore fa di proprietà di Gabriele Volpi. E così, il nostro pallone si fa sempre più a stelle e strisce, in una Babele di proprietari e manager...

di Paolo Franci

Il sogno americano, qui da noi è da posti in piedi. Giovedì scorso, dalla contea di Arlington in Virginia, è atterrato sul nostro pallone Robert Platek, socio del fondo Msd Capital _ avete presente il colosso informatico Dell? - e già patron di club in Portogallo e Danimarca, oltre che ‘regista’ dell’acquisto del Burnley finito nelle mani di Alan Pace, altro americano di successo. Platek, ha rilevato il 100% dello Spezia calcio, fino a poche ore fa di proprietà di Gabriele Volpi. E così, il nostro pallone si fa sempre più a stelle e strisce, in una Babele di proprietari e manager stranieri che stanno letteralmente soppiantando il Made in Italy. In fondo, non bisogna correre neanche troppo indietro. No, perchè appena dieci anni fa il nostro pallone era tutto, ma proprio tutto italiano. Poi, quando pensavamo che "Un americano a Roma" fosse ’solo’ un capolavoro di Alberto Sordi, ecco lo sbarco, nel 2010, degli americani a Trigoria. Da qui a pensare che ci sarebbe stata un’ invasione ‘aliena’, però ce ne passa.

E non succede mica solo in serie A. No, no. Il Pisa ad esempio, ha da poco un nuovo padrone: il russo Alexander Knaster. Eppoi, il ’nomade’ del nostro pallone, l’americano Joe Tacopina, già con le mani nella Roma, poi patron del Bologna e del Venezia - ceduto a ’VFC Newco 2020 Llc’ altro gruppo di businessman statunitensi, guidati in Italia dal brillante newyorkese Duncan Niederauer - che in queste ore sta firmando per prendere il Catania. Proprio la Roma è passata di recente da James ‘zeru tituli’ Pallotta al rampante ’aviator’ Dan Friedkin. La Fiorentina è già da due anni dell’italo-americano Rocco Commisso, il Parma è da poco ‘stars and stripes’ con Kyle Krause, fino all’attuale capolista, il Milan, nelle mani di Paul Singer. E sono solo a stelle e strisce, pare, i fondi di investimento interessati all’acquisto dell’Inter da Suning. Il pezzo di Canada è invece a Bologna con Joey Saputo. E c’è un francese tra noi: Joseph Marie Oughourlian, imprenditore già proprietario di Lens e Millonarios e ora anche del Padova. Però, a dettare legge sono gli americani.

In Premier League sono da tempo la maggioranza, in Francia e Italia, sono secondi solo ai proprietari ’stanziali’, perchè è vero che gli investitori russi o arabi fanno più ’figo’ sui media, ma sono gli americani ad aver preso il largo. Un recente studio di Kpmg indica come gli Usa controllerebbero, a tutt’oggi, in tre soli Paesi - Italia, Francia e Inghilterra - oltre 60 club. Sì ma perchè gli americani sono così attratti dal pallone europeo? "Perchè offre grandi opportunità di business a chi ha un forte background imprenditoriale - ha spiegato di recente Il Jordan Gardner, che dopo aver investito in Swansea e Dundalk, dal 2019 è dell’Helsingor, club danese – si può comprare un club di basso livello, creare un sofisticato sistema di sviluppo giocatori che poi puoi rivendere, oppure puoi comprare uno dei tanti club impoveriti e renderlo efficiente...". Eh sì, come diceva Alberto Sordi: "Aho! st’americani so forti...".