Edin Dzeko, 35 anni: Inter e Juventus dovranno scendere in campo per la Supercoppa
Edin Dzeko, 35 anni: Inter e Juventus dovranno scendere in campo per la Supercoppa
di Paolo Franci Ci hanno anche pensato. Magari solo per qualche istante, di assecondare il desiderio di Inter e Juve e dunque spostare la Supercoppa nella speranza di giocarla con gli spalti al massimo. Poi però ha prevalso quel calendario stretto come una foglia in un libro . E soprattutto, la certezza di non avere certezze. Sì, perchè oltre al fatto di non avere una data utile, il quesito che è rimbalzato tra gli uomini del Consiglio di Lega - il presidente Paolo Dal Pino, l’ad De Siervo e i consiglieri Giulini (Cagliari), P ercassi (Atalanta), Scaroni (Milan) e Setti (Verona), con l’immancabile...

di Paolo Franci

Ci hanno anche pensato. Magari solo per qualche istante, di assecondare il desiderio di Inter e Juve e dunque spostare la Supercoppa nella speranza di giocarla con gli spalti al massimo. Poi però ha prevalso quel calendario stretto come una foglia in un libro . E soprattutto, la certezza di non avere certezze. Sì, perchè oltre al fatto di non avere una data utile, il quesito che è rimbalzato tra gli uomini del Consiglio di Lega - il presidente Paolo Dal Pino, l’ad De Siervo e i consiglieri Giulini (Cagliari), P ercassi (Atalanta), Scaroni (Milan) e Setti (Verona), con l’immancabile Lotito e Marotta nel ruolo di uditori - in sintesi è stato questo: "Se dovessimo spostarla, quali certezze avremmo di poterla giocare più in là con gli spalti pieni e non al 50%?". Da qui, la conferma per il prossimo 12 gennaio, così come da programma.

E si torna sempre e comunque allo stesso punto: con il maledetto virus certezze non ce ne sono e non ce ne saranno per chissà quanto tempo. Quindi si gioca il 12, perchè rinviarla col rischio di ritrovarsi in questa situazione, anche no, è stata la decisione unanime del Consiglio di Lega. Certo, c’è da fare i conti con il rischio positività per la gara di Supercoppa. Ma una serie A vaccinata con terza dose al 98% - la percentuale più alta d’Europa - , non può alzare ulteriormente l’asticella della sicurezza, stando alle attuali norme. Dunque, si gioca, anche se ci sono positivi che sbucano ovunque.

Se Mourinho festeggia per il recupero di Tammy Abraham in vista della sfida con il Milan, deve però fare i conti con due nuove positività, una delle quali riguarda Borja Mayoral, ultimamente risalito nelle gerarchie dello Special One. Una nuova positività ha colpito il Venezia, che l’ha confermata con una nota senza specificare se si tratti di un calciatore o no. In serie B si fa insostenibile la situazione della Ternana che ha comunicato ieri l’esplosione di un focolaio: "A seguito dei controlli effettuati nel periodo delle festività, 17 membri del gruppo squadra (di cui 13 calciatori), sono positivi".

Pure all’estero piovono positività, in alcuni casi di altissimo rango. Dopo aver annunciato la positività di "quattro calciatori", senza rivelarne i nomi, ieri il Psg ha diffuso una nota ufficializzando i rumors su Leo Messi. "I quattro giocatori positivi al Covid 19 sono Leo Messi, Juan Bernat, Sergio Rico e Nathan Bitumazala. Sono in isolamento". Leo è in Argentina e finche non tornerà negativo resterà lì. Un’altra big, stavolta tedesca, alle prese con il Covid, è il Bayern che ha confermato la positività di Manuel Neuer, che è alle Maldive, e di Kingsley Coman, Corentin Tolisso e Omar Richards.

Nel big match della Premier League tra Chelsea e Liverpool giocato ieri allo Stamford Bridge - oltre a Lukaku messo fuori da Tuchel - non sono potuti scendere in campo Alisson, Firmino e Matip (non un vantaggio da poco per i Blues). Lo stesso Jurgen Klopp ha rinunciato a sedersi in panchina per "sospetta positività" non confermata ma, come si dice, in certi casi meglio non rischiare.