di Giulio Mola Il giorno dopo l’ennesima eurofiguraccia, la peggiore, il risveglio dell’Inter è stato complicato. Il crollo in Champions nella notte della verità è un grave danno sportivo ed economico per la società, difficile da metabolizzare in una notte. Un disastro che ha fatto infuriare molti tifosi (solo la Nord resta al fianco della squadra), già delusi dall’inizio altalenante di campionato. Nerazzurri quarti nel girone e fuori da tutto: sei punti sono pochi, di fatto lo specchio di tante occasioni non sfruttate e che lasciano dietro un cumulo di macerie e rimpianti. Anche contro lo Shakhtar è mancato il “killer...

di Giulio Mola

Il giorno dopo l’ennesima eurofiguraccia, la peggiore, il risveglio dell’Inter è stato complicato. Il crollo in Champions nella notte della verità è un grave danno sportivo ed economico per la società, difficile da metabolizzare in una notte. Un disastro che ha fatto infuriare molti tifosi (solo la Nord resta al fianco della squadra), già delusi dall’inizio altalenante di campionato. Nerazzurri quarti nel girone e fuori da tutto: sei punti sono pochi, di fatto lo specchio di tante occasioni non sfruttate e che lasciano dietro un cumulo di macerie e rimpianti. Anche contro lo Shakhtar è mancato il “killer instinct“, il grande assente pure nella finale di Europa League col Siviglia. Tant’è che dopo quattro mesi sembra che nulla sia cambiato, anzi la situazione sembra addirittura peggiorata. Perché l’aver mancato la qualificazione è una pessima notizia anche per gli sponsor, vecchi e nuovi, con cui il presidente Steven Zhang (assente ancora una volta ingiustificato) sta discutendo da mesi.

Sul banco degli imputati, c’è ancora Antonio Conte. Per lui la Champions è una vera maledizione (quinto euroflop). Tanti i supporter che da mercoledì notte sui social network hanno sfogato la propria rabbia con l’hashtag #ConteOut, auspicando l’esonero dell’allenatore. Ma è assai difficile (a meno di un tracollo pure in campionato) che Conte possa essere cacciato, perché il cambio in corsa sarebbe troppo oneroso per le casse societarie già penalizzate da mancati introiti. Piuttosto conviene chiedersi, sfortuna ed errori arbitrali a parte, cosa stia succedendo ad un allenatore fra i più corteggiati d’Europa. Conte da settimane sembra asserragliato in trincea dalle proprie ossessioni tecniche, tattiche e nervose. Perseguitato dal rumore dei “nemici“ (si sussurra che abbia saputo di un contatto della dirigenza con Allegri..). Vero, nella scorsa stagione si è sentito “tradito“ dalla società quando chiedeva di essere “protetto“ da chi lo aveva voluto, ma tutto ciò non spiega l’eterna conflittualità col mondo intero, che lo porta a non essere sereno nelle valutazioni del post-gara. Lui,da sempre aperto al dialogo, adesso non ammette le proprie responsabilità. Alibi sì, colpe no. Un allenatore ha tutto il diritto di essere teso dopo essere stato inchiodato sullo 0-0 dallo Shakhtar, ma l’ultimo antipatico “siparietto“ televisivo post debacle è la conferma che sotto stress e con l’asticella più alta Antonio diventa intrattabile. L’allenatore più assediato d’Italia ora deve fare risultato in campionato. Domenica il Cagliari, mercoledì il Napoli: giocare ogni tre giorni aiuta ed è questo il ritornello ripetuto ieri ad Appiano Gentile. Nel quartier generale nerazzurro nessuno parla di scudetto, ma tutti sono consapevoli di doverci provare fino alla fine. Cercare di vincerlo non è più un’opzione ma un obbligo dopo investimenti per 300 milioni dei cinesi. Solo così il bilancio di giugno potrebbe cambiare giudizio.

A gennaio ci sarà un mercato d’emergenza, che dovrà risolvere subito la questione Eriksen, accolto in trionfo a Milano meno di un anno fa, e “mortificato“ pure mercoledì dall’ennesimo ingresso in campo a 5’ dalla fine. L’unica via d’uscita è il divorzio.