Ancora una volta si era mostrato l’uomo in più dell’Italia. Federico Chiesa più volte, ieri, è riuscito a infilarsi con la consueta irrefrenabile forza nelle fitte maglie della difesa inglese, una retroguardia che prima del gol di Bonucci non aveva preso nel torneo alcuna rete su azione (ma solo su punizione contro la Danimarca). Ma poi è arrivata la maledetta distorsione alla caviglia, nella fase finale della ripresa,...

Ancora una volta si era mostrato l’uomo in più dell’Italia. Federico Chiesa più volte, ieri, è riuscito a infilarsi con la consueta irrefrenabile forza nelle fitte maglie della difesa inglese, una retroguardia che prima del gol di Bonucci non aveva preso nel torneo alcuna rete su azione (ma solo su punizione contro la Danimarca). Ma poi è arrivata la maledetta distorsione alla caviglia, nella fase finale della ripresa, che lo ha obbligato poi a uscire di scena prima che Kuipers fischiasse la fine dei tempi regolamentari. Avrebbe meritato di finire diversamente la sua gara, Fede. Nella partita più importante ha mostrato tutto il suo valore: sia sulla destra, sia quando, con l’ingresso di Berardi al posto di Immobile, si è spostato sulla destra.

Strappi, accelerazioni assortite, un destro potente che Pickford ha respinto con un intervento da 5 stelle: Chiesa si è ripreso la scena, quella che poi era già sua dopo i gol all’Austria e alla Spagna. L’esterno juventino si è imposto negli 11 con la forza del suo trascinante talento. Un dono che col tempo sta facendo fruttare nel migliore dei modi, acquisendo anche una proprietà tecnica che agli esordi gli difettava.

Federico Chiesa è l’oro di questa Nazionale, il giocatore – forse l’unico – in grado di sparigliare le carte quando la partita è bloccata o, peggio, già in salita.

In una parola: determinante. Il bianconero è la vera linfa del team di Mancini, con la sua arrembante potenza, la capacità di accendere la gara quando più ce n’è bisogno.

Anche ieri, chiaramente, ci siamo aggrappati a lui quando sulla partita stava calando il buio. E la risposta non è mancata. Senza paura, con la leggerezza del campione unita a una determinazione unica, Federico si è preso sulle spalle la Nazionale. Le sue percussioni hanno fatto vacillare l’Inghilterra, che poi ha capitolato sul gol di Bonucci. Undici leoni è come dire undici Chiesa. L’anagrafe dice 23 anni per Federico. Possiamo a buon diritto sperare in un altro decennio di emozioni al massimo livello grazie a un talento che ora non deve più dimostrare nulla a nessuno. E non era titolare, nelle prime due partite...