Hakan Calhanoglu, 27 anni, era l’uomo derby dopo essere stato l’uomo mercato dell’estate tra Milan e Inter: e ieri ha segnato ed esultato
Hakan Calhanoglu, 27 anni, era l’uomo derby dopo essere stato l’uomo mercato dell’estate tra Milan e Inter: e ieri ha segnato ed esultato
di Giulio Mola Veleni e vendette, strafalcioni e prodezze. La notte del derby, finalmente con una degna cornice di pubblico, è il solito cocktail di emozioni, in un match non bellissimo dal punto di vista estetico ma certamente appassionante. Per alcuni tratti più che la voglia di vincere (tardiva per i rossoneri, rivitalizzati nel finale dai cambi di Pioli) è prevalsa la paura di perdere ma l’1-1 fa comodo al Milan per muovere la classifica e conservare il primato col Napoli anche se i rossoneri sprecano la possibilità di prendere il volo. Ha di sicuro molti rimpianti l’Inter che paga...

di Giulio Mola

Veleni e vendette, strafalcioni e prodezze. La notte del derby, finalmente con una degna cornice di pubblico, è il solito cocktail di emozioni, in un match non bellissimo dal punto di vista estetico ma certamente appassionante. Per alcuni tratti più che la voglia di vincere (tardiva per i rossoneri, rivitalizzati nel finale dai cambi di Pioli) è prevalsa la paura di perdere ma l’1-1 fa comodo al Milan per muovere la classifica e conservare il primato col Napoli anche se i rossoneri sprecano la possibilità di prendere il volo.

Ha di sicuro molti rimpianti l’Inter che paga l’imprecisione in avanti, in particolare di Lautaro Martinez che si è anche fatto parare il secondo dei due rigori concessi dall’attento Doveri. Alla fine per i nerazzurri il distacco dalla vetta resta immutato (7 lunghezze) ma gli uomini di Inzaghi hanno perso una buona occasione per “accorciare”.

Nel bene e nel male doveva essere la notte di Calhanoglu. L’ex detestato, il “traditore” passato sull’altra sponda del Naviglio a zero euro. E, almeno in avvio, è stata la notte del turco. Perché si è procurato il primo penalty dopo una manciata di minuti approfittando di una colossale “leggerezza” di Kessie, perché lo ha trasformato con freddezza, perché la sua “irriverente” esultanza sotto la curva rossonera ha innescato ulteriori micce di rancori nella stracittadina più sentita degli ultimi anni.

Il vantaggio iniziale dell’Inter durava però appena sei giri di lancette: tanto bastava al Milan per raddrizzare la partita grazie ad una sciagurata deviazione di De Vrij, che nel tentativo di anticipare Tomori infilava Handanovic con un maldestro colpo di testa. Dopo sedici minuti si era già 1-1 ma il match per alcuni minuti si trascinava a ritmi lenti. Un nuovo errore difensivo (entrata scomposta di Ballò Tourè su Darmian) regalava ai nerazzurri il secondo rigore della serata fischiato (24’) da Doveri. Questa volta sul dischetto si presentava Lautaro Martinez ma l’esplosivo Tatarusanu intercettava la conclusione (neppure malvagia) dell’argentino. Pirotecnico finale di tempo: dalla doppia chance per Leao (che prima impegnava Handanovic e poi tirava in curva) alle occasioni per Barella (salvataggio sulla linea di Ballò Tourè) e Lautaro (destro fuori da pochi metri). Ibrahimovic e Dzeko praticamente non pervenuti nella prima frazione di gioco ma più presenti nella ripresa aperta dalle conclusioni di Lautaro (9’) e Calhanoglu (10’).

L’Inter “faceva” la partita e col vento che cambiava Pioli inseriva Saelemaekers e Rebic (e poi Bennacer) per rinforzare gli ormeggi. Ottimo approccio del croato che provava a pungere e lo stesso faceva Ibrahimovic, mentre i nerazzurri perdevano per infortunio prima Barella (sostituito da Vidal che costringeva Kalulu ad uno strepitoso salvataggio) e poi Dzeko. Finale tutto rossonero: Ibrahimovic impegnava Handanovic, Kalulu sfiorava il palo, Saelemaekers lo colpiva. La sfida a distanza per lo scudetto continua. Incerta e affascinante più che mai.