Maurizio Sarri (Ansa)
Maurizio Sarri (Ansa)

Napoli, 24 gennaio 2020 - Il grande giorno si avvicina: a circa un anno e mezzo di distanza dal suo addio, domenica Maurizio Sarri tornerà a Napoli e ad attenderlo troverà una città ancora divisa sull'accoglienza da riservare al suo ex condottiero.

LE 3 FAZIONI - Naturalmente, il problema non è stata la partenza in sé del tecnico toscano quanto la squadra a cui è approdato la scorsa estate: quella Juventus che dalle parti di Fuorigrotta non gode della massima simpatia, per usare un eufemismo. La fatidica firma, dopo settimane di voci, è arrivata il 16 giugno e da quel giorno il dibattito è aperto, con tanto di dilemma tuttora in corso: fu tradimento o no? I sostenitori della prima tesi si appoggiano proprio allo stesso Sarri, che non ha mai nascosto la sua fede calcistica azzurra e, durante la militanza all'ombra del Vesuvio, non ha lesinato frecciatine alla Vecchia Signora. Mancanza di fedeltà e di coerenza: è ciò che questo drappello imputa all'attuale allenatore bianconero, difeso da chi invece è più consapevole del fatto che nel calcio le bandiere non esistono più. Professionismo: ecco la parola chiave che "scagiona" un Sarri ad oggi ancora inconsapevole dell'accoglienza che gli riserverà il San Paolo domenica. Specialmente perché tra queste due fazioni spunta una terza che spinge verso l'indifferenza, ritenuta da un lato la miglior offesa e dall'altro l'antidoto all'effetto Higuain, ovvero caricare fino all'infinito chi è diventato un avversario, senza pensare troppo alle ragioni che hanno portato a questo step. A diluire l'atmosfera si mette un presente che in casa Napoli, nonostante l'exploit in Coppa Italia, fa decisamente poco rima con la serenità.

COME HIGUAIN - Gli azzurri sono reduci da mesi altalenanti, sfociati nell'esonero di quel Carlo Ancelotti che aveva raccolto proprio la difficile eredità di Sarri. Il resto è storia nota: l'attuale coach dell'Everton non si è mai calato totalmente in una realtà non facile ed esigente, specialmente dopo aver sfiorato il sogno scudetto e fatto incetta di record che verosimilmente resteranno a lungo scritti nel palmares del Napoli. Proprio come "mister 36 gol" Higuain, i partenopei si ritrovano ancora una volta a fare i conti con un passato quanto mai invasivo nel presente e con l'eterno dilemma: tradimento o no? La risposta non esiste né per i tifosi né per Gennaro Gattuso, che ambisce alla parabola opposta: passare da vecchio rivale (con tanto di attriti con Hamsik a referto) a idolo del San Paolo.