Napoli-Spezia, la delusione di Insigne (Ansa)
Napoli-Spezia, la delusione di Insigne (Ansa)

Napoli, 7 gennaio 2021 - Un passo avanti e due indietro: non si tratta della coreografia del ballo della prossima estate, ma dell'andamento lento del Napoli in questo campionato in cui si alternano con ormai troppa frequenza prestazioni esaltanti ad altre decisamente brutte, con la recente partita contro lo Spezia come vessillo di quest'ultima categoria.

Montagne russe Napoli

Sulla carta doveva essere la gara della continuità dopo il trionfo di Cagliari, tanto per restare in tema di alti e bassi vertiginosi: invece al Maradona si è consumato un saggio, per la verità neanche il primo, di tutti i difetti degli azzurri. Il principale lo si è intuito dopo pochi secondi di gioco, quando Insigne ha dato il via al suo personalissimo duello sempre perso contro Provedel: peccato che la giornata no del capitano non sia stata un caso isolato, visto che il match si sarebbe poi concluso con la bellezza di 28 tiri, di cui 11 nello specchio, di un Napoli che ne ha trasformato uno solo, grazie alla zampata di Petagna. In quel momento il pensiero generale tendeva verso l'ottimismo: anche in un pomeriggio apparentemente stregato il grosso del lavoro era stato fatto, con la sola guardia al risultato da portare avanti fino al 90', a costo di abbassare i ritmi. Forse troppo, perché pure uno Spezia non al top della condizione (per ammissione dello stesso Italiano) è riuscito a perforare la non proprio impenetrabile difesa azzurra. Per la precisione due volte: nell'occasione del rigore realizzato da Nzola (ingenuo Fabian Ruiz nell'occasione) e del successivo gol del vantaggio siglato da Pobega, con Di Lorenzo, Ospina e Mario Rui intenti riprodurre a ridosso della linea di porta le ultime parvenze presepiali. Il tutto, con nel mezzo uno Spezia ridotto in dieci per il doppio giallo comminato a Ismajli.

Furia Gattuso

Insomma, anche a livello di episodi non stava andando malissimo agli azzurri, che da troppo tempo palesano gli stessi problemi. Lo sa bene Gattuso, un vero e proprio fiume in piena a fine partita. Dalla furia del tecnico calabrese non si è salvato nessuno e sicuramente il suo nervosismo è apparso più giustificabile di quello dei suoi giocatori in campo che spesso, a detta proprio di Ringhio, sprecano energie nel peggiore dei modi anziché trasformarle in quella cattiveria agonistica che all'ombra del Vesuvio viene definita 'cazzimma'. Su questo tasto batteva già un certo Ancelotti e se pure un leone come Gattuso non è riuscito a cambiare la situazione, allora il trend comincia a essere preoccupante.

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