Carlo Ancelotti
Carlo Ancelotti

Napoli, 23 aprile 2019 - Dallo stacco vincente di Kalidou Koulibaly all'Allianz Stadium che fece sfiorare il sogno scudetto, a un'Atalanta che nel secondo tempo banchetta su una squadra demotivata e fragile: in appena un anno solare, da quell'ormai lontano 22 aprile 2018, a Napoli sembra cambiato il mondo.

CROLLO VERTICALE - L'avvicendamento in panchina tra Maurizio Sarri e Carlo Ancelotti in effetti faceva presagire un prezzo da pagare in campo, ma non nella misura in cui la situazione si sta palesando. Alla prima stagione del nuovo corso una tara di assestamento era stata sicuramente messa in conto a Castel Volturno, ma i 14 punti in meno in classifica rispetto a un anno fa (stesso bottino del disastrato Chievo) sono un tonfo che va ben oltre ogni più nera aspettativa. A parziale giustificazione dell'attuale allenatore del Napoli spunta chi raffronta freddamente i risultati conseguiti dalle due più recenti guide tecniche: basti pensare che, rispetto alla scorsa stagione, Ancelotti, con il secondo posto in graduatoria quasi in ghiaccio e l'eliminazione ai quarti di Europa League, sulla carta ha fatto anche meglio di Sarri. Già, sulla carta, perché nel mezzo si stagliano tante problematiche inaspettate all'ombra del Vesuvio: dalla mancata crescita della rosa (con la sola felice eccezione di Arkadiusz Milik) alla scarsa fidelizzazione dei tifosi, che rimpiangono quel passato altrettanto non vincente ma almeno segnato da un gioco diventato proverbiale.

CASO INSIGNE - Ironicamente ieri, prima che si concretizzasse in tutta la sua pesantezza la disfatta per mano dell'Atalanta, in curva era spuntato uno striscione nostalgico dell'era Sarri: un triste presagio dei fischi, forse i primi da quando Ancelotti siede sulla panchina azzurra, avvenuti a fine gara che lanciano un segnale inequivocabile ad Aurelio De Laurentiis. Un ciclo è finito nel capoluogo campano e un altro dovrà iniziare giocoforza nella prossima stagione, con o senza alcuni degli attuali protagonisti. Il pensiero corre subito a Lorenzo Insigne, rimasto fuori per tutti i 90' un po' per punizione dopo le intemperanze seguenti la sostituzione contro l'Arsenal e un po' per preservare il capitano da un'altra pioggia di fischi offerta dai pochi intimi presenti al San Paolo in una serata da dimenticare. O forse da ricordare sia per concludere questo campionato in maniera dignitosa che per ripartire nel prossimo con un ritrovato entusiasmo che dovrà arrivare necessariamente dal mercato. E dalla panchina.