Massimo Moratti
Massimo Moratti

Milano, 16 maggio 2020 - 75 anni fa, a Bosco Chiesanuova (in provincia di Verona), nasceva Massimo Moratti. Un compleanno che coincide con un'altra ricorrenza: quella del 18esimo Scudetto dell'Inter, vinto dai nerazzurri in quel di Siena, grazie al gol di Diego Milito, che da lì a poco avrebbe regalato ai suoi anche la Champions League. Insomma, oggi è un giorno speciale sia per l'ex presidente, che ha deciso di scrivere una lettera indirizzandola alla Beneamata, sottolineando il suo amore perdurante per e ricordando tanti episodi segnanti della sua gestione. 

"Non ho mai perso il sonno prima delle partite più importanti ma spesso, quasi sempre, l’Inter è stato l’ultimo mio pensiero prima di addormentarmi - racconta Moratti - Un pensiero dolce, fatto di fantasie di campo: tratteggiavo nella mente azioni e possibili giocate dei nostri campioni. Ragionamenti da tifoso, rilassanti. Poi, la mattina, si passava alla dimensione più pratica: scelte, decisioni, impegni. Se mi sono mai arrabbiato veramente? In qualche circostanza, devo ammetterlo, sì. E penso che l’arrabbiatura più grossa, quella in cui mi sono fatto sentire perché pensavo fosse doveroso e necessario, sia stata quella dopo l’eliminazione per mano del Manchester United nella Champions League del 2009. Si è sempre pronti ad accettare che non si vinca, ma avevo capito che era il momento di fare un salto, uno scatto". 

Scatto che non ha tardato ad arrivare, dato che l'anno successivo l'Inter ha alzato al cielo di Madrid la coppa dalle grandi orecchie. "Kiev e Londra sono state due tappe fondamentali di quella cavalcata. In Ucraina non andai. Avevamo di fronte quel Shevchenko che ci aveva sempre dato parecchio fastidio. Era importante non commettere gli errori del passato: a Kiev avevamo già lasciato una qualificazione qualche anno prima. Il finale di quella partita resta memorabile, con lo zampino di Diego Milito in entrambi i gol. Bravo, quel ragazzo... Con il Chelsea, invece, è stata la vera prova di maturità. Di Barcellona-Inter si ricorda spesso il fischio finale, la mia esultanza ricomposta subito nel saluto al presidente del Barcellona".

A proposito di presidenti: Morati ha parole al miele per Steven Zhang. "Alla guida dell’Inter, ora, c’è una famiglia che ha la stessa nostra passione. Steven Zhang mi ha più volte ribadito il suo orgoglio nell’essere il presidente di questo club: è giovane, intelligente e sensibile. Ed è interista. C’è una sola parola che può descrivere al meglio gli interisti: innamorati. Ne abbiamo tutte le qualità, i difetti e i pregi. Il nostro è un amore incondizionato per i colori nerazzurri".