di Giuseppe Tassi Ciro! E’ il nome più urlato dalla bocca di Mancini. "Forse perché è corto" scherza il ragazzo di Torre Annunziata. C’è un rapporto speciale fra il Ct e il suo centravanti, una stima costruita a colpi di sfottò e provocazioni. Il Mancio ha immaginato e provato mille soluzioni per il ruolo di centravanti: ha sognato il risveglio di Balotelli, ha lanciato Kean, collaudato Belotti e perfino Bernardeschi come falso nueve. Poi, alla fine, ha concluso che il lavoro sporco di Immobile è prezioso per una squadra che fa pressing alto e prova soffocare sul nascere la manovra avversaria. E così il soldato Ciro corre da un capo all’altro del campo, dalle soglie della propria area fino a quella avversaria. Spesso galoppa a vuoto,...

di Giuseppe Tassi

Ciro! E’ il nome più urlato dalla bocca di Mancini. "Forse perché è corto" scherza il ragazzo di Torre Annunziata. C’è un rapporto speciale fra il Ct e il suo centravanti, una stima costruita a colpi di sfottò e provocazioni. Il Mancio ha immaginato e provato mille soluzioni per il ruolo di centravanti: ha sognato il risveglio di Balotelli, ha lanciato Kean, collaudato Belotti e perfino Bernardeschi come falso nueve. Poi, alla fine, ha concluso che il lavoro sporco di Immobile è prezioso per una squadra che fa pressing alto e prova soffocare sul nascere la manovra avversaria.

E così il soldato Ciro corre da un capo all’altro del campo, dalle soglie della propria area fino a quella avversaria. Spesso galoppa a vuoto, spreca tesori di energie per seguire il fronte del gioco oppure sgomita con i difensori avversari spalle alla porta. E quando gli capita la palla buona, spesso è sfiatato o poco lucido. Così arrivano gli errori e le critiche, a volte impietose.

Ma adesso Mancini difende Ciro a spada tratta, lo considera un valore aggiunto, un simbolo di sacrificio e dedizione alla maglia. E poi due gol sono arrivati anche dal piede del bomber contestato nella prima fase di questo Europeo. E non è detto che il talento di Ciro da Torre Annuinziata , 29 anni e una Scarpa d’oro di miglior cannoniere d’Europa 2019-2020, non esploda proprio nella finalissima di Wembley.

Per Ciro sarebbe il coronamento di una carriera che gli ha regalato promozioni, Coppe e trofei a livello di club ma nulla in azzurro. Sarebbe ’Il raccolto’ del quadro di Van Gogh, la piena realizzazione di una storia calcistica che arriva al culmine nel segno del lavoro collettivo.

Perché Immobile lo ha detto più volte: "Per vincere l’Europeo sarei disposto a cancellare anche i gol che ho già segnato. Intorno a me sento una grande fiducia e un’onda positiva ma soprattutto sono al servizio di una squadra che non molla mai e merita tanto".

Quanto conti per Ciro l’unità del gruppo e l’affiatamento, lo dice il rapporto specialissimo che il bomber laziale coltiva da anni con Insigne e Verratti, suoi compagni di avventura azzurra. Come i mitici ragazzi del Volo, i tre giovani ’tenori’ erano la magia vivente del Pescara di Zeman nel campionato 2011-2012, una gioia per gli occhi, una meraviglia da mostrare al mondo.

Quei tre scugnizzi terrribili, tutto estro fantasia e forza vitale, catapultarono il Pescara in Serie A e Ciro vinse la sua prima classifica dei cannonieri. Se Mancini in questa nazionale mosaico ha voluto mantenere intatto quel trio, un motivo c’è.

Gli scugnizzi si capiscono a meraviglia, hanno un’intesa perfetta anche se giocano uno a Parigi, uno a Roma e uno a Napoli. Parlano un linguaggio tecnico comune, disegnano traiettorie che solo loro conoscono. Ecco spiegata l’insistenza di Mancini su Immobile, la fiera difesa di un giocatore che è spesso risultato impreciso nei controlli o impacciato nel dribbling. Il Ct sa che può contare sul talento di Insigne e Veratti ma anche sulla dedizione e sul senso del gol del terzo tenore che quei due li conosce a menadito.

Non a caso Immobile divide la stanza con Insigne, diventa preda degli scherzi del piccoletto, porta fuori dal campo un messaggio di allegria e amicizia che serve anche per cementare il resto del gruppo.

Per tutte cito l’esultanza dopo i gol di Ciro al grido di "Porca putténa" urlato alla maniera di Lino Banfi, per dissacrare il clima di un calcio troppo algido e formale e portare un messaggio di allegria davanti alle telecamere. Dopo quei due gol la scenetta non si è più ripetuta e l’Italia ha imboccato la difficile strada per raggiungere la finale. Sarebbe fantastico festeggiare il tronfo europeo al grido di quel "Porca putténa" dopo un gol di Immobile.