Gianluigi Buffon (Ansa)
Gianluigi Buffon (Ansa)

Torino, 18 marzo 2020 - Gianluigi Buffon è stato il protagonista della trasmissione "A casa con la Juve", nuovo format di JTV che andrà in onda in questo periodo di quarantena in Italia. Claudio Zuliani ed Enrico Zambruno hanno intervistato il portiere della Juventus insieme a Bugo, cantante e da sempre tifoso bianconero.

L'estremo difensore azzurro ha rilasciato qualche dichiarazione interessante sul suo passato da tifoso: "Quando ero piccolo, dai quattro ai sei anni, ero un grande supporter bianconero. Amavo Trapattoni perchè fischiava. Quando poi si è trasferito all'Inter sono stato simpatizzante dei nerazzurri, ma successivamente mi sono appassionato a club di provincia come il Pescara, il Como e l'Avellino. Infine, a dodici anni, il Genoa mi ha introdotto alla vita da vero tifoso".

Una parentesi anche sul suo anno trascorso a Parigi, lontano da Torino: "Ero sempre in contatto con l'ambiente della Juventus, dal presidente ai miei compagni di squadra. Tornare è stato naturale, anche se al PSG ho passato un anno bellissimo e mi è servito per disintossicarmi".

Alla domanda se preferisse avere le manone di Szczesny oppure i riflessi di Pinsoglio, Buffon ci scherza su: "Se volessi fare il portiere direi le mani di Tek".

Riguardo al suo futuro, il portiere non ha dubbi: "Io non smetto perchè mi sento bene e per rispetto del Gigi bambino. Da piccolo il mio sogno era giocare a calcio, avrei pianto anche solo se qualcuno mi avesse detto che sarei arrivato a giocare in Serie C".

In conclusione, un'importante riflessione sul momento particolare e complesso che sta attraversando il Bel Paese: "Bisogna assolutamente stare a casa. Per me è più semplice, perchè sono fortunato dal punto di vista economico e non mi cambia molto non lavorare per dieci, venti o trenta giorni. Inoltre, a casa ho anche il giardino e per questo non sto vivendo male questo periodo. So benissimo che però, per chi abita in città in un appartamento, sia tutto molto più complicato. C'è bisogno di provare rispetto nei confronti degli altri e attenersi agli obblighi e alle direttive dettate dal governo. Il lato positivo di tutto ciò e il clima differente che si vive a Torino. Non sento più un rumore, aprendo la finestra respiro un'aria più bella".