Buffon (ANSA)
Buffon (ANSA)

Roma, 23 novembre 2021 – Un vero e proprio fiume in piena Gigi Buffon che, ospite ai microfoni di “Tiki Taka” ha spaziato da temi legati alla Juventus e alla Nazionale fino alla scelta di rimettersi in gioco ritornando a Parma, in Serie B, a 43 anni compiuti: “In carriera – ha spiegato l’estremo difensore classe 1978 – ho sempre scelto con l’istinto e senza fare troppi calcoli. Nel 2006, da miglior portiere del mondo, scelsi di restare alla Juve anche in Serie B facendo qualcosa che solo un pazzo avrebbe fatto ma l’ho fatto perché credevo in quel progetto e per accompagnarne la risalita. Sono andato a Parigi dove ho passato uno tra gli anni migliori della mia vita. Sono tornato alla Juve accettando anche di essere il secondo portiere e questa estate ho scelto il Parma perché mi sentivo ancora forte e non me ne fregava nulla di scendere in B”. Nel 2018, però, è stato anche vicino al ritiro: “A febbraio di quell’anno pensavo di smettere perché ero convinto di fare il Mondiale e chiudere un cerchio. Dissi al mio agente che avrei accettato solo un’offerta di una big e dopo tre settimane è arrivata l’offerta del PSG. Sono andato lì senza la certezza di garanzie ma mi sembrava una sciocchezza rinunciare a un’opportunità simile”.

La Nazionale, l’Atalanta e la Champions

Inevitabile un capitolo dedicato alla delusione per la mancata qualificazione ai Mondiali 2018 e alla Nazionale di Mancini: “Quella spedizione sarebbe stata non vincente. Abbiamo fatto errori troppo grandi che non ci hanno permesso di raggiungere i Mondiali. Come ho sempre detto, però, le colpe sono di tutti. A differenza di quella Nazionale, la squadra di Mancini ha più certezze anche perché ha vinto l’Europeo. Un successo di quel tipo ti permette di superare anche le difficoltà”. Buffon ha poi rivelato un curioso retroscena di mercato: “Sono stato vicino all’Atalanta ma nel momento in cui avevo deciso di andare a Bergamo ho parlato con i dirigenti della Juve e con Pirlo che mi hanno convinto a restare. Hanno toccato certe corde che mi hanno fatto restare. Voglio comunque bene a Gasperini e le sue chiamate per portarmi in nerazzurro mi hanno molto lusingato”. Forte, insomma, il legame con Pirlo: “Non è stato un agnello sacrificale. Un allenatore che vince Supercoppa, Coppa Italia e arriva lontano in Champions non può aver fallito”. Tra Sarri e i bianconeri, invece, non è mai scoccata la scintilla: “Sin da subito ha avuto attriti con qualcuno in spogliatoi e ha avuto tante difficoltà. Non è scoccata la famosa scintilla e si è accorto di dover fare alla Juventus un tipo di lavoro diverso da quello che era abituato a fare”. In chiusura, un pensiero sulle possibilità di successo in Champions dei bianconeri: “La Juve nelle difficoltà si esalta e piazza dei colpi di reni che le fanno fare cose impensabili. La vedo sempre protagonista ma vincere la Champions contro certe squadre è davvero difficile”.

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