Maurizio Arrivabene  (Ansa)
Maurizio Arrivabene (Ansa)

Maranello, 8 gennaio 2019 - Sarebbe non solo ingeneroso ma anche storicamente falso far passare Maurizio Arrivabene come un perdente, ora che la sua esperienza ai vertici del reparto corse della Ferrari giunge ad una malinconica conclusione.

Bresciano, sessantadue anni fra due mesi, ferrarista nell’anima sin da quando era bambino, Arrivabene ha partecipato e partecipa, come membro del consiglio di amministrazione della Juventus, ai successi della società presieduta dal suo caro amico Andrea Agnelli. Tra l’altro il numero uno della Vecchia Signora fece le prime esperienze professionali alle dipendenze di Arrivabene nell’area sponsorizzazioni della Philip Morris.

Della multinazionale del tabacco Maurizio è stato autorevolissimo manager: a lui era affidata la gestione degli investimenti nel mondo delle corse e in questo ruolo aveva preso parte ai trionfi della Rossa di Michael Schumacher.

A Maranello era stato Sergio Marchionne a volere Arrivabene nel ruolo di team principal nell’autunno del 2014, in sostituzione di Marco Mattiacci. Una scelta che era anche un riconoscimento della passione del personaggio per la Signora in Rosso.

La collaborazione tra i due, entrambi dotati di forte nonché brutto carattere, non era stata immune da incomprensioni: ma sia nel 2017 che nel 2018 la Rossa è stata protagonista e ha lottato a lungo con la Mercedes per il titolo mondiale. Statisticamente, l’ultima stagione è stata la migliore per la Ferrari dal 2008, nonostante il trionfo finale di Lewis Hamilton con la Mercedes.

Dopo la separazione dal Cavallino, Maurizio Arrivabene resterà sicuramente nel mondo dello sport business. Con la Juventus, della cui struttura fa, come detto, già parte. E forse anche altrove.