di Giulio Mola Il giorno dopo il trionfo tanto atteso è dolcissimo il risveglio nerazzurro. Si stropicciano gli occhi i tifosi, si rilassano i dirigenti, si rifugiano in famiglia l’allenatore e i giocatori. Lo scudetto è ancora caldo, ma già si prepara la grande sfilata di sabato a San Siro, prima e dopo Inter-Samp e la vera e propria festa che la Nord ha organizzato per il 23 maggio. La parola “futuro“ al momento viene bannata un po’ da tutti. In particolar modo dall’allenatore che nelle tante interviste ha più volte ribadito un unico concetto: "Questa volta voglio godermi la festa, non è tempo di incontri e neppure di parlare...

di Giulio Mola

Il giorno dopo il trionfo tanto atteso è dolcissimo il risveglio nerazzurro. Si stropicciano gli occhi i tifosi, si rilassano i dirigenti, si rifugiano in famiglia l’allenatore e i giocatori.

Lo scudetto è ancora caldo, ma già si prepara la grande sfilata di sabato a San Siro, prima e dopo Inter-Samp e la vera e propria festa che la Nord ha organizzato per il 23 maggio. La parola “futuro“ al momento viene bannata un po’ da tutti. In particolar modo dall’allenatore che nelle tante interviste ha più volte ribadito un unico concetto: "Questa volta voglio godermi la festa, non è tempo di incontri e neppure di parlare di strategie. Mancano quattro partite, di ogni cosa si parlerà a fine campionato. Non ora. Non è il momento". Questo non vuol dire che l’allenatore preferisca divincolarsi o sfuggire alle domande, anzi. Nei mesi più difficili ci ha messo sempre la faccia, con coraggio e coerenza, raccontando non le sue verità ma quel che realmente stava accadendo fuori dallo spogliatoio. Però non vuol ripetere l’errore commesso al termine della passata stagione quando la finale di Europa League persa fu vissuta malissimo. Mentre doveva essere considerata una prima fondamentale tappa del progetto che ora si sta dimostrando vincente.

Certo, in tanti s’interrogano su quel che accadrà fra qualche settimane, non sono pochi quelli che temono un “divorzio“ anticipato per divergenze fra tecnico e proprietà. Conte adesso non ci pensa, le sirene inglesi (il Tottenham in primis) lo lusingano ma al momento non vengono ascoltate. "Io spero che Conte resti, un piano B non c’è - assicura tutti Beppe Marotta -. Con lui abbiamo cominciato un ciclo. Ci siederemo con Antonio e con la proprietà per parlare di futuro ma c’è un giusto e sano ottimismo". Non potrebbe dire cose diverse l’ad, l’uomo che più di tutti ha voluto Conte, lo ha portato a Milano e ora vuol tenerselo ben stretto perché "ha portato valori importanti e li ha trasmessi a questi ragazzi. Ed ora il sogno per l’anno prossimo è vincere di nuovo lo scudetto, perché vorrebbe dire portare all’Inter la seconda stella".

Ecco: non ci sono ancora le strategie, del mercato in entrata non si sa nulla (anche se si sussurra di un “sondaggio“ per Calhanoglu), dei rinnovi (congelati da settimane quelli praticamente già fatti per Bastoni e Lautaro) pure, però c’è già l’obiettivo, ovvero il titolo numero 20. Ovvio che per raggiungerlo servirà un confronto chiaro e leale fra tecnico, dirigenza e proprietà. E probabilmente anche investimenti importanti. E non cessioni clamorose. Il presidente Zhang nei giorni ha fatto trapelare di voler continuare a sostenere l’Inter, ma dopo la conquista dello scudetto non sono stati fatti riferimenti a quel che verrà, anche se è chiaro che stia lavorando per definire subito con i fondi americani il prestito di 250 milioni per chiudere la stagione senza pendenze economiche. Follie sul mercato è diffile prevederle, piuttosto potrebbe esserci un ridimensionamento del monte ingaggi. L’unico, invece, a dispensare qualche certezza è stato proprio Marotta, che ha respinto al mittente il corteggiamento di John Elkann ribadendo di voler restare all’Inter. Come punto di partenza non è poco.