Martedì 28 Maggio 2024

Siccità, l’intero Paese a rischio. Regioni pronte a correre ai ripari

Milano tra le città più virtuose d’Italia per l’efficienza della rete, il nodo consumi nelle Marche

L’acqua è un bene prezioso e primario, la fonte che ci consente di vivere. E su questo punta lo sguardo l’Agenda 2030, che con il sesto goal vuole garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie, conseguendo l’accesso universale ed equo all’acqua potabile sicura e alla portata di tutti. Un obiettivo che si è posto anche la Regione Emilia-Romagna, declinando i 17 goal dell’Agenda in chiave territoriale. Diciamo, però, che la base di partenza è buona. Per efficienza del sistema idrico, infatti, l’Emilia-Romagna è ben posizionata a livello nazionale, oltre a essere fra le poche regioni non sottoposte a infrazione comunitaria per il rispetto delle normative europee sulle acque reflue urbane. L’impegno della Giunta verso la transizione ecologica, che punta a preservare e rinnovare le risorse a cui tutti noi attingiamo, richiede comunque una grande attenzione alla gestione sostenibile delle acque. Concretamente, come previsto nel Patto per il lavoro per il Clima, al fine di tutelare e valorizzare la risorsa idrica, la Regione sta accrescendo lo stato degli ecosistemi, anche mediante la riduzione dei consumi e degli sprechi nel settore residenziale, industriale e agricolo (Water Footprint). Insomma, si sta lavorando sulla miglioria della qualità e della disponibilità del sistema idrico, nell’ottica di dimezzare le perdite di rete, accrescere e innovare la capacità di stoccaggio, anche riutilizzando le acque reflue e quelle piovane, attraverso un approccio integrato win-win (a vantaggio doppio, ndr), in grado di assicurare qualità delle acque e sicurezza idraulica. Oltre a stipulare la Strategia regionale agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, si sta elaborando il nuovo Piano di tutela delle acque 2030, principale strumento di governo e gestione della risorsa idrica su scala regionale, sotto il duplice profilo della tutela qualitativa e quantitativa. Con un documento, il Piano, che ha orizzonte temporale al 2030, proprio in linea con i percorsi previsti dai documenti programmatici e strategici della Regione, riguarerà 454 corpi idrici fluviali, 7 di transizione, 2 marino-costieri, 5 lacustri e 135 sotterranei. In sintesi, il Piano di Tutela delle Acque (PTA) si articola in quattro marco-obiettivi, tra loro strettamente connessi, con al centro il raggiungimento del buono stato ambientale delle acque: disponibilità dell’acqua oggi e domani, acqua pulita e sicura, acqua e biosfera rinaturazione e luoghi dell’acqua. Per raggiungerli, il Pta 2030 individua 10 linee strategiche, di cui nove specifiche e una traversale, più 50 azioni afferenti.

Nelle Marche, per l’acqua del rubinetto, si spende invece quasi 100 euro in più rispetto alla media nazionale. Secondo gli ultimi dati disponibili è di 573 euro la spesa media per la bolletta idrica sostenuta da una famiglia marchigiana nel 2023 (662 euro a Pesaro), decisamente superiore alla media nazionale (478 euro), in aumento del 4,4% rispetto al 2022 e del 15,4% negli ultimi 5 anni. Per l’irrigazione in Lombardia si consumano 9 miliardi di metri cubi in una sola stagione. Una cifra superiore all’intero consumo annuo di acqua potabile in Italia che è di 8,3 metri cubi (in Lombardia il consumo di acqua potabile è di 1,37 metri cubi). La rete lombarda “tiene” bene: la percentuale di perdite idriche è del 30,3 per cento contro una media nazionale del 42 per cento. La più virtuosa è Milano con il 17,6 per cento, mentre le altre provincie sono tutte sotto la media nazionale (solo Lecco è sopra con il 49 per cento). In Umbria ogni cittadino consuma in media 200 litri di acqua al giorno. Di questi, solo una parte minima è destinata a uso alimentare, mentre tutto il resto è utilizzata per altre attività. Tra gli usi impropri si individua l’irrigazione di orti e giardini, il riempimento di piscine e le fontane.

Mariateresa Mastromarino