Domenica 26 Maggio 2024

Rimini capitale della moda etica. L’industria del fashion cresce e diventa sempre più green

La raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclaggio dei materiali e l’ecodesign: le nuove tendenze al centro della manifestazione di Ieg che darà voce ai big del settore.

Rimini capitale della moda etica. L’industria del fashion cresce e diventa sempre più green

Rimini capitale della moda etica. L’industria del fashion cresce e diventa sempre più green

di Marco Principini

Valentino, Lvmh, Fendi insieme a Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana, e a Sergio Tamborini, presidente del Sistema Moda Italia, si danno appuntamento a Ecomondo per accelerare la trasformazione circolare del modello produttivo dell’italian fashion industry. Un settore che, secondo i dati del centro studi di Confindustria, nel 2022 ha visto un incremento del fatturato complessivo del 32,4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo gli 8,1 miliardi di euro. Tra i focus del salone internazionale di Italian Exhibition Group ci sarà infatti un approfondimento sulle nuove frontiere dell’ecodesign per una moda sempre più sostenibile.

Il Textile District di Ecomondo, situato nel padiglione B3, ´candida´ la città di Rimini a capitale della moda etica, allestendo uno spazio espositivo dedicato, per coinvolgere tutti gli attori della filiera, a cui si affianca un ricco palinsesto di eventi mirato a catalizzare la transizione verso un modello più sostenibile del settore. Un’iniziativa di grande importanza se si considera che l’industria della moda, oltre a essere uno dei pilastri dell’economia Ue, con 400 mila imprese e il 31% del giro d’affari europeo (55 miliardi di euro), è anche tra le filiere che producono più inquinamento. Secondo i dati diffusi dalla Comunità Europea, il fashion genera, nel vecchio continente, 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili all’anno. L’abbigliamento e le calzature da soli rappresentano 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti, con una media di 12 kg a persona ogni anno. Attualmente, solo il 22% dei rifiuti tessili post-consumo viene raccolto separatamente per essere riutilizzato o riciclato, mentre il resto viene spesso incenerito o messo in discarica. A livello globale, inoltre, la filiera della moda è responsabile del 10% delle emissioni mondiali di carbonio, del consumo di circa 93 miliardi di metri cubi di acqua nella sola produzione, e dello scarico nei mari di circa 500.000 tonnellate di microfibre. Dati che diventano ancora più significativi alla luce delle stime elaborate dalle istituzioni di Bruxelles, secondo le quali la produzione di prodotti tessili dovrebbe crescere del 63% entro il 2030.

Per promuovere la transizione sostenibile del settore moda, durante questa 26ª edizione di Ecomondo vengono valorizzate sia le buone pratiche messe in atto da gruppi e brand iconici come Lvmh Group, Valentino e Fendi, sia le esperienze di aziende nate con un Dna sostenibile come Beste, realtà pratese che con il suo progetto Beredo permette di dare nuova vita a tutti i materiali pre-consumo dei brand e delle aziende manifatturiere. Alcuni materiali raccolti sono impiegati nel tessile, altri diventano carta o addirittura maniglie. Aziende ma non solo, perché la guerra agli sprechi necessita del sostegno delle istituzioni. La Comunità europea ha recentemente proposto di introdurre nuove norme (Erp) per rendere i produttori responsabili dell’intero ciclo di vita dei prodotti tessili e per sostenere la gestione sostenibile dei rifiuti tessili nell’Ue. Un’iniziativa volta a promuovere lo sviluppo del riutilizzo e del riciclaggio dei prodotti tessili nell’Unione europea.

Non solo: secondo la Ellen MacArthur Foundation, lo sviluppo di modelli di business circolari potrebbe risparmiare circa 336 milioni di tonnellate di emissioni di gas entro il 2030, corrispondente al 32% della riduzione complessivamente richiesta al settore tessile per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Nonostante siano fondamentali per la decarbonizzazione del settore tessile, poiché consentono di prolungare la vita dei prodotti e limitare lo sfruttamento di risorse vergini, essi rappresentano solo il 3,5% del mercato. Di qui l’importanza della presenza a Ecomondo di testimonianze di realtà d’eccellenza italiane, come Cloov, la start-up fondata da due coraggiose imprenditrici che aiuta le aziende a realizzare progetti di fashion renting mediante la creazione di uno store online dedicato al rental, e internazionali. Tra le case history presentate a Ecomondo anche quella di Reshoes, progetto nato nell’ambito di Cetia (piattaforma di innovazione per il riciclo tessile e di cuoio del Centro Europeo per i Tessili Innovativi e dalla scuola di ingegneria Estia), che consente di separare le parti e i materiali che compongono le scarpe, per renderli pronti per il riciclo. Non a caso tra gli investitori ci sono anche Zalando e Decathlon.

All’edizione 2023 di Ecomondo torna anche l’Osservatorio Tessile. Fiore all’occhiello, sarà il programma di eventi dedicati al settore tessile all’interno di Ecomondo che tocca tutte le declinazioni della sostenibilità. A fare il punto su come facilitare il cambio di paradigma produttivo nella fashion industry tricolore, tra gli altri, anche Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della Moda italiana, Sergio Tamborini, presidente del Sistema Moda Italia, Eleonora Rizzuto, director of sustainable development Lvmh Italia, Luca Canevelli, sustainability manager di Valentino, e Davide Barbato, Ww Procurement Director di Fendi, tutti relatori all’evento Accelerate the Circular Transformation in textile industry (domani Innovation Arena). Un convegno ricco di case history con un obiettivo: massimizzare l’uso di materiali riciclati e migliorare al contempo durata, riparabilità e riciclabilità a fine vita.