Lunedì 20 Maggio 2024
FRANCESCO MORONI
Sostenibilità

L’Università di Bologna. La delegata alle Nazioni Unite:: "Negli obiettivi è scritto tutto. Serve impegno per realizzarli"

La docente Bonoli insegna ’Ingegneria delle materie prime‘: "Cresce l’interesse per la materia. I goal sono interconnessi e oggi indicano la strada giusta verso la transizione ecologica".

L’Università di Bologna. La delegata alle Nazioni Unite:: "Negli obiettivi è scritto tutto. Serve impegno per realizzarli"

L’Università di Bologna. La delegata alle Nazioni Unite:: "Negli obiettivi è scritto tutto. Serve impegno per realizzarli"

Professoressa Bonoli, come inquadrerebbe l’Agenda 2030?

"A mio parere da quando è nata rappresenta uno spartiacque. Ha indicato la strada giusta per la transizione ecologica. Ha dato una direzione insomma".

Alessandra Bonoli è professoressa all’Università di Bologna di Ingegneria delle materie prime, impegnata da una vita su temi ambientali. Ha fondato il gruppo di ricerca di Ingegneria della Transizione ed Economia Circolare ed è responsabile delle iniziative di un laboratorio degli studenti sui temi della sostenibilità, è autrice e coautrice di 200 pubblicazioni su riviste internazionali e dal 2019 è delegata dell’Unibo alle Nazioni Unite nel ‘Sustainable Development Solutions Network’, oltre che alla Commissione Europea. E, quando parla degli SDGs, ripete: "Tutti sono interconnessi".

Diceva che l’Agenda rappresenta uno spartiacque...

"Come sappiamo è stata sottoscritta a settembre 2015: è stato un anno molto importante per la sostenibilità ambientale. Trae origine dall’enciclica di Papa Francesco, il Laudato Si’. Poi sono arrivati gli accordi della Cop 21 di Parigi, a dicembre dello stesso anno".

Come illustrerebbe gli SDGs (Sustainable Development Goals, ndr)?

"Ciascuno dei 17 obiettivi riassume dimensioni economiche, sociali, ambientali. Alcuni goal appaiono più propriamente ambientali, ma riusciamo sempre a riconoscere la sostenibilità".

Che significa che sono interconnessi?

"L’analisi di qualsiasi tema, di nuovo, avviene da un punto di vista ambientale e sociale. Lo abbiamo visto molto bene con la pandemia portata dal Covid".

In che modo?

"Conosciamo tutti gli effetti sulla salute, ma ha riguardato anche tanti aspetti come le differenze di genere e altre questioni più ambientali, si guardi alla riduzione delle emissioni di Co2 durante il lockdown. Ogni argomento può essere declinato in più goal e il 17esimo obiettivo mette in risalto la partnership, quindi un elemento estremamente importante: in che modo riusciamo a dare vita a una collaborazione e perseguire gli obiettivi di sostenibilità".

Questo oggi, in sintesi, come avviene?

"Su piani diversi. A livello internazionale, ad esempio, con il ‘Green deal europeo’, che è stato frutto di questo approccio. A livello nazionale c’è il Piano di sviluppo e, contestualmente, in questi anni, c’è stata un’azione anche più locale".

Da parte delle amministrazioni comunali?

"Ad esempio le 14 Città metropolitane hanno dato un impulso. Bologna, probabilmente, è stata la prima ad adottare un’Agenda per lo sviluppo sostenibile. Un piano che ha messo in moto un sistema di monitoraggio, che attinge a dati ufficiali Istat , già da tempo ha identificato alcuni indicatori, i cosiddetti Bes (Benessere equo e sostenibile, ndr). Così si riesce a monitorare l’andamento su scala nazionale".

Come si articola, nello specifico, l’impegno dell’Università di Bologna?

"Il nostro ateneo negli ultimi anni è stato molto attento alle tematiche ambientali: c’è un piano strategico avviato già a partire dal 2016, immediatamente dopo la nascita degli SDGs. E, nel 2017, Bologna ha ospitato il G7 dell’Ambiente, il meeting tra i vari ministri. Ne è scaturita la ‘Carta di Bologna’ e, sulla scorta di questo, l’ateneo ha deciso dal 2018 di dotarsi di un proprio report declinato sugli SDGs. Un dottorato di didattica e ricerca di ‘terza missione’, come venivano definiti allora, alla luce dei 17 obiettivi".

Anche questo ha rappresentato uno spartiacque per l’Università bolognese?

"A partire da allora noi docenti, quando pubblichiamo un programma all’interno di un corso di laurea, siamo invitati a identificare i principali goal di riferimento dell’Agenda".

Nel senso più letterale?

"Sì: se parlo di risorse idriche, allora mi rifaccio al goal numero sei".

Poi?

"Oggi l’Unibo lavora a un piano di sostenibilità ambientale. Io faccio parte del gruppo di lavoro dove vengono messe a terra problematiche di carattere ambientale, ma senza perdere di vista l’importanza della sostenibilità".

Ci sono corsi specifici che riguardano l’Agenda?

"Da quattro anni sono titolare di un corso definito ‘Introduzione allo sviluppo sostenibile’: a partire dall’Agenda 2030, racconta proprio le direzioni verso le diverse tematiche. Dall’estate scorsa, invece, l’ateneo sta lavorando a una ricognizione delle attività di ricerca e di tutte le pubblicazioni, che sono migliaia e migliaia, per catalogarle di nuovo riconoscendo nella produzione scientifica il goal di riferimento".

Come una sorta di database al riguardo, che metta insieme tutti gli studi?

"Esattamente".

L’interesse verso queste tematiche sembra crescente. È così anche per studenti e ricercatori?

"L’Agenda all’inizio era un po’ in sordina, ma sì: l’interesse è crescente. Ribadisco che, essendo gli obiettivi interconnessi, molti scelgono questo corso di studi perché fornisce competenze trasversali".

A livello di sistema-Paese serve ancora qualche altro input?

"Mi viene da dire che nell’Agenda è già scritto tutto: bisognerebbe impegnarsi concretamente per realizzare quegli obiettivi. Mi rivolgo anche alla politica, che può orientare determinati investimenti in una direzione piuttosto che un’altra. E, viceversa, occorre anche una spinta dal basso".