Roma, 14 maggio 2019 - Ancora fibrillazioni nella maggioranza a ridosso delle elezioni europee. Sulla scia del caso Siri, Lega e Cinque Stelle hanno discusso - e continuano a discutere - di migranti e rimpatri, cannabis shop, autonomia regionale e non solo. Oggi un nuovo botta e risposta tra Salvini e Di Maio. Il ministro dell'Interno accusa i grillini di mettere a rischio il contratto di governo, schierandosi con i dem su molte questioni. "Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i 5 Stelle - incalza Salvini da Verona - Inizio a notare troppi accoppiamenti fra PD e 5 Stelle, troppa sintonia. No alla flat tax, no ad autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti. Mi spieghi qualcuno se vuole andare d'accordo con il PD o con gli italiani e la Lega rispettando il patto". 

La risposta del ministro del Lavoro arriva dal salotto tv di Matrix, su Canale 5. "M5S spostato a sinistra? Se la sinistra è il Pd, per carità, dio ce ne scampi - si difende Di Maio -. Non c'è un capo politico che abbia attaccato il Pd come me, il Pd è ancora quello dei renziani con Zingaretti davanti, non voglio averci nulla a che fare". Il vicepremier pentastellato passa poi al contrattacco: "Non riconosco più Salvini. I primi sei mesi di governo Salvini si presentava come una persona interessata ai problemi della gente". Ora "è come si fosse tolto la felpa e avesse messo l'abito buono della vecchia politica. Nel caso Siri si è schierato a difesa della casta". 

Di Maio assicura che la distanza tra Lega e 5 Stelle "non è legata alla campagna elettorale" e che "su alcuni temi marcherò sempre Salvini". Ammette però che i ripetuti attacchi del leader leghista, quelli sì, crescono con l'avvicinarsi del 26 maggio. Di Maio si augura che "questa cosa dei mitra finisca perché dobbiamo fare cose concrete, dobbiamo metterci a lavorare alla nuova legge di bilancio. recuperare molte risorse  e fare responsabilmente una serie di cose da giugno a dicembre per gli italiani".  L'auspicio è che dopo le europee "le cose cambieranno".  E se cambieranno sarà "sulla base del risultato elettorale". Parole suonano come una sfida.