Beppe Grillo (Ansa)
Beppe Grillo (Ansa)

Roma, 5 dicembre 2016 - Roberta Lombardi che twitta «Ciaone» a Renzi e Alfano (e Carbone). Di Battista e Di Maio che, prima di parlare ai giornalisti, si danno a un brindisi di «pazza gioia» nel quartier generale grillino alla Camera. E ancora, Max Bugani che si lancia in un «adesso tocca a noi», mentre Manlio Di Stefano, istituzionale, sottolinea: «Ha vinto il popolo sovrano».

È il momento della felicità «incontenibile» per tutto il Movimento 5 Stelle. Non solo la vittoria al referendum, ma anche le dimissioni di Renzi sono davvero un «regalo inaspettato». «Ha perso l’arroganza al potere, ma da domani (oggi per chi legge, ndr) – ha annunciato Di Maio – siamo al lavoro per creare il programma e la squadra del futuro governo a Cinque Stelle». «Dalla prossima settimana – ha proseguito Di Battista – inizieremo a votare online programma di governo e la squadra. Noi antipolitica? Ma basta... Qui una forza di cittadini è riuscita a mettersi di traverso, ha difeso i valori costituzionali», ha chiuso.

Referendum, exit poll e risultati

La partita che si apre, ora, vede dunque i 5 Stelle pronti, «disponibili», a tutti i passi «per andare al più presto a votare, basta vivacchiare in Parlamento». Ma la vera ‘mina’ sul percorso di un’eventuale ‘governo tecnico’ che Mattarella potrebbe mettere in campo per rifare la legge elettorale, l’ha lanciata direttamente Grillo dal suo blog. Nessun compromesso.

«La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c’è già – scrive –: l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l’insediamento di un governo tecnico alla Monti». E al Senato? «Proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c’è già: il Consultellum – osserva il leader pentastellato –. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale. Si deve votare il prima possibile». Il dettaglio lo spiega meglio Di Battista: «Noi al tavolo con il Pd, con Verdini e Alfano non ci mettiamo, non tergiversiamo per un anno e mezzo per fare una legge elettorale. Non vogliamo privare i cittadini del loro diritto di andare al voto, mentre ora il Pd cercherà di trovare un ‘anti 5 Stellum’». Lo scenario che si prefigura Grillo, d’altra parte, è il seguente: «I partiti faranno di tutto per tirarla per le lunghe e arrivare a settembre 2017 per prendere la pensione d’oro. Non glielo permetteremo: chiediamo agli italiani di stare al nostro fianco in questa battaglia».

Grillo, dunque, ha fretta di passare all’incasso politico di un voto, quello sul referendum, che sembra aprirgli un’autostrada verso Palazzo Chigi. Gli errori commessi a Roma sono già stati metabolizzati, non si ripeteranno, dicono nell’entourage del leader. Chiude un battagliero Luigi Di Maio: «Noi al governo di questo Paese ci andiamo in un solo modo: con il voto dei cittadini. È finita l’epoca dei tweet, ora la parola deve tornare ai cittadini; l’uomo solo al comando non esiste più, ci sono i cittadini che governano le istituzioni».

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