Lunedì 22 Aprile 2024

Inchiesta Bari, Michele Emiliano: "Il governo sia prudente. Così il Viminale mette il sindaco in pericolo"

Il governatore della Puglia: la lotta alla mafia non può essere polemica elettorale. "Decaro è sotto scorta. Ci vuole più saggezza, non strumentalizzazione"

Bari, 21 marzo 2024 – "Se la immagina la fotografia dei deputati di un partito che nel pieno di una campagna elettorale si fanno immortalare con il presidente di una Corte d’Assise che deve giudicare i loro avversari? Quel presidente sarebbe incompatibile con la partecipazione al processo. Ecco, è successa una cosa identica con i deputati e il ministro". Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, punta il dito contro il centrodestra barese per il caso Decaro. "Il risultato è che stiamo esponendo il sindaco di Bari a un grave rischio di incolumità. Antonio Decaro è sotto scorta da anni per le denunce e gli arresti che ha fatto fare nei confronti di mafiosi e quindi ci vorrebbe più saggezza".

Michele Emiliano, sindaco di Bari dal 2004 al 2014, presidente della Regione Puglia dal 26 giugno 2015
Michele Emiliano, sindaco di Bari dal 2004 al 2014, presidente della Regione Puglia dal 26 giugno 2015

La nomina di una commissione ispettiva è comunque un atto ancora interlocutorio.

"Il mio invito è: non caricate a testa bassa su questa storia perché, se utilizzate in modo strumentale le normative sullo scioglimento dei Comuni e sulle ispezioni, rischiate di confermare i sospetti di chi pensa che questo sia un governo autoritario che non garantisce la Costituzione e la democrazia. Noi difenderemo quello che abbiamo fatto in questi anni, difenderemo il sindaco di Bari, la città e la Puglia intera".

Secondo lei sono state utilizzate le normative sullo scioglimento dei comuni in modo strumentale?

"La Direzione Distrettuale Antimafia che ha in mano tutte le informazioni ha più volte detto che il sindaco Decaro è stato essenziale per la reazione di tutta la città contro le associazioni mafiose. Se la stessa Procura ha chiarito la posizione del sindaco e dell’amministrazione, è chiaro che questa spinta non può che essere strumentale".

Ha consigliato a Meloni di essere prudente. Perché?

"Siamo a tre mesi dalle elezioni amministrative. Una materia così delicata come la lotta alla mafia deve vedere unita la Repubblica e le sue istituzioni in tutte le sue parti e non può diventare oggetto di polemica elettorale o di scontro. Invece sta accadendo l’opposto. E quindi confido nel senso dello Stato di tutti, perché il nostro avversario è la mafia".

Il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli ha detto che è colpa della legge perché basta che un solo dipendente abbia relazioni con associazioni criminali per l’avvio della procedura.

"Sono d’accordo e già tempo fa, in epoca non sospetta, ho più volte detto che questa normativa ha bisogno di essere ricondotta al rispetto della Costituzione. E mi risulta che proprio il ministro Piantedosi e Decaro, nei rispettivi ruoli, stessero lavorando insieme a un progetto di riforma".

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro sostiene invece che così il governo fa un atto di guerra contro la criminalità organizzata.

"La normativa in materia va applicata sulla base di elementi probatori che dimostrino che la libertà di autodeterminazione dell’intera amministrazione comunale, e non solo di una sua piccola parte, è stata impedita. Altrimenti chi pensa di poter perdere delle elezioni comunali potrebbe decidere di lasciare tracce anche solo indiziarie di voto di scambio o di infiltrazione mafiose per far fuori una maggioranza al momento del bisogno".

L’assessora regionale pugliese ai Trasporti, Anita Maurodinoia, è citata nell’inchiesta su mafia e politica. Perché non ne ha chiesto le dimissioni?

"Perché dall’intercettazione non emerge da quelle parole alcuna accusa nei confronti del mio assessore. Le dimissioni si chiedono in base ad atti giudiziari che contengono prove evidenti di responsabilità. E ad oggi non sono emersi elementi di questo tipo".