Lunedì 22 Aprile 2024

Bari, il sindaco Decaro, Piantedosi, le consigliere arrestate, la mafia e lo scioglimento del Comune: cosa sta succedendo

Bufera giudiziaria e politica sul municipio pugliese a tre mesi dalle elezioni amministrative

Bari, 20 marzo 2024 – Bufera sul Comune di Bari. L’ipotesi scioglimento dell’Amministrazione comunale, l’intervento del ministro Piantedosi, le inchieste di mafia, le polemiche fra centrodestra e centrosinistra, due consigliere comunali finite nei guai giudiziari… Sono gli elementi di un’intricata vicenda che coinvolge il Municipio, il sindaco Pd Decaro, e che dalla cronaca nera passa a quella dello scontro politico.

La conferenza stampa del sindaco di Bari, Antonio Decaro
La conferenza stampa del sindaco di Bari, Antonio Decaro

Una polemica scoppiata quando, ieri si è sparsa la notizia della decisione del Viminale di nominare una commissione d'accesso per valutare l'eventuale infiltrazione criminale nell'amministrazione comunale di Bari.

Una sorta di anticamera dello scioglimento dell’amministrazione del Comune guidato da una giunta di centrosinistra.

Tutto ha origine da un’inchiesta che fa riferimento a un presunto intreccio tra mafia, politica e affari e al tentativo di condizionare il voto alle ultime elezioni Comunali (maggio del 2019) vinte dal centrosinistra, che sosteneva il sindaco uscente Antonio Decaro.

Le infiltrazioni avrebbero raggiunto anche la municipalizzata del trasporto urbano barese Amtab, che è stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria per un anno. Il 26 febbraio scorso le indagini della Direzione distrettuale antimafia hanno portato all'arresto di 130 persone legate ai clan e in particolare all'arresto (ai domiciliari) di una consigliera comunale eletta col centrodestra (e poi passata al centrosinistra), Maria Carmen Lorusso, e di suo marito (in carcere), l'avvocato Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale. Olivieri sarebbe stato il motore di accordi con i clan mafiosi Parisi, Montani e Strisciuglio per far eleggere la moglie grazie alla compravendita di voti. Entrambi i coniugi non hanno risposto alle domande del gip dopo gli arresti, ma si sono detti pronti a "chiarire tutto” una volta lette le carte.

Maria Carmen Lorusso
Maria Carmen Lorusso

Ma a Bari, e in Puglia, molti seguivano il profilo Instagram di Carmen Lorusso “Marylurux” (oggi non più raggiungibile) nel quale, al pari di una rodata influencer, raccontava, viaggi, party e cene nei luoghi più esclusivi. Una visibilità al limite del “pacchiano” molti la definivano.

Nell'ottobre del 2022, dunque quasi un anno e mezzo fa, un'altra consigliera comunale di Bari, sempre eletta nel centrodestra (lista Di Rella sindaco), Francesca Ferri, era stata arrestata ed è ora a processo con il suo compagno Filippo Dentamaro e l'ex consigliere regionale (imprenditore e presidente del Foggia calcio) Nicola Canonico per presunto voto di scambio sempre in quella tornata elettorale a Bari e nel vicino comune di Valenzano. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale per le elezioni di Bari e di scambio elettorale politico-mafioso quelle di Valenzano.

Francesca Ferri
Francesca Ferri

Tornando all'inchiesta più recente – secondo quanto riportato dall’Agenzia Anza –, Lorusso fu effettivamente eletta con la lista 'Di Rella sindaco’ (centrodestra). Secondo l'accusa, Olivieri avrebbe versato danaro ad esponenti dei clan mafiosi, promesso posti di lavoro e buoni benzina. Per favorire l'elezione della Lorusso, si sarebbe mosso anche il padre, l'oncologo Vito Lorusso, già indagato per concussione e peculato e nuovamente arrestato in questa inchiesta che avrebbe a sua volta stretto un accordo con Massimo Parisi, fratello del boss 'Savinuccio’: in cambio dei voti alla figlia avrebbe curato un nipote del capoclan, poi deceduto.

In tandem con Lorusso correva il candidato Michele Nacci (primo dei non eletti della lista 'Di Rella sindaco’), che avrebbe legami famigliari con pregiudicati ed esponenti di spicco del clan di Andrea Montani. In cambio di danaro e di un posto di lavoro, anche il clan Strisciuglio si sarebbe mobilitato per Olivieri.

Nell'inchiesta sarebbe anche indagata, sempre per voto di scambio, un'assessora regionale del Pd, Anita Maurodinoia. Nella maxi inchiesta sono finiti in carcere presunti affiliati mafiosi, il cantante neomelodico Tommaso Parisi, figlio dell'indiscusso boss barese 'Savinuccio’ Parisi. Sono state sottoposte ad amministrazione giudiziaria per un anno per infiltrazioni mafiose la municipalizzata del trasporto urbano barese Amtab spa e la Maldarizzi automotive spa, società sulle quali i clan avrebbero esercitato la propria forza criminale ottenendo posti di lavoro. L'indagine ha svelato anche le presunte combine ordinate dai clan sulle partite di calcio Corato-Fortis Altamura (del 30 aprile 2017 e del 7 ottobre 2018).

In occasione della conferenza stampa per illustrare l'indagine, il procuratore di Bari, Roberto Rossi, ci tenne ad escludere il coinvolgimento del sindaco Decaro. "Quando si parla di condizionamento elettorale – sottolineò – si rischia di pensare che tutto sia inquinato. C'è stata una parziale e circoscritta attività di inquinamento del voto all'interno delle comunali su cui l'amministrazione ha saputo rispondere”, e “abbiamo accertato l'insussistenza del coinvolgimento del sindaco Decaro”.

Pochi giorni dopo ritornò sul concetto in occasione della firma di un protocollo d'intesa al Comune ringraziando l'amministrazione comunale di Bari per la “grandissima collaborazione data alla Procura per raggiungere importanti risultati sulla legalità. L'amministrazione comunale è stata costante nell'aiutare gli inquirenti a liberare questa città”.

Ed è proprio su queste dichiarazioni e sulla “parte politica” nella quale sono state elette Ferro e Lorusso che si è soffermato il sindaco Decaro. Nel Pd non si è poi mancato di sottolineare una decisione del Ministro che arriva praticamente a tre mesi dalle elezioni (a Bari si voterà per le amministrative l’8 e il 9 giugno).  Come a dire “ce n’era proprio bisogno a poche settimane dal voto quando fra poco l’amministrazione comunale cambierà” (Decaro giunto al secondo mandato non è più ricandidabile).

Tra le persone arrestate nel corso dell'operazione "Codice Interno", coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, che ha portato all'esecuzione di 137 custodie cautelari, c'erano  come detto l'ex consigliere regionale Giacomo Olivieri e sua moglie Maria Carmen Lorusso (ai domiciliari), eletta consigliera comunale a Bari con la lista "Di Rella Sindaco", poi passata in maggioranza con "Sud al Centro".

"Quelle persone non erano candidate con la mia parte politica, ma dall'altra parte", ha detto il sindaco Antonio Decaro nel corso di una conferenza stampa a Palazzo di Città, all'indomani al provvedimento di accesso ispettivo disposto dal Ministro dell'Interno al Comune di Bari.

La lotta contro le fornacelle abusive per la festa di San Nicola, le denunce che hanno fatto arrestare esponenti dei clan, i concerti vietati al figlio del boss Savinuccio, il cantante neo melodico Tommy Parisi: sono alcune delle attività citate dal sindaco di Bari Antonio Decaro nel contrasto alla criminalità organizzata nella conferenza stampa convocata all'indomani della notizia dell'arrivo della commissione ministeriale per verificare eventuali infiltrazioni, Decaro ha portato un plico da cui si evince l'impegno della amministrazione comunale. “Ho consegnato alle 12 di due giorni fa un plico con 13 faldoni e migliaia di pagine. Mi era staro richiesto – ha spiegato – per sapere cosa aveva fatto il Comune in questi anni. Bene, nemmeno dopo 24 ore, non credo abbiano letto questi fascicoli, mi è arrivata la telefonata del ministro che mi avvisava dell'arrivo della commissione”.

"Sono preoccupato per la mia città. Vedo dichiarazioni del centrodestra da giorni. Ogni giorno comunicati dei partiti regionali e nazionali. Non mi meraviglio più di niente. Anche il grande amico mio Gasparri. Come Savastano in Gomorra alcuni di loro hanno scritto andiamo a riprenderci la città. Ma la città è dei baresi, non è di nessuno, cosa volete riprendervi”. Lo ha detto il sindaco di Bari, Antonio Decaro. “C'è gente - ha aggiunto - che vuole affossare Bari perché è cresciuta, ci sono i turisti, sono aumentati i posti di lavoro. Gli dà fastidio perché ci siamo noi al potere. Che gliene frega ai parlamentari col loro stipendio se ci sono i disoccupati”. 

Decaro ha ricordato di essere sotto scorta soprattutto per la famiglia dei “Sedicina: per loro il giorno della candelora era la festa del capo clan, bloccavano un isolato. Lo abbiamo cancellato, non esiste più. Non comandano più loro. Me ne hanno fatte di tutti i colori”.

"Se c'è anche un solo sospetto di infiltrazione della criminalità nel comune di Bari io rinuncio alla scorta, perché sono sotto scorta da nove anni, torno a vivere. Non posso essere contemporaneamente sindaco antimafia e avere la commissione di accesso in Comune".

Il primo cittadino ha mostrato degli articoli di giornale, delle foto, con cui era tappezzata l'intera aula: "il flirt di Forza Italia con Olivieri e Canonico, sono stati Mauro D'Attis e Francesco Paolo Sisto, poi attaccati in maniera pesantissima dal loro partito, a fare un accordo elettorale. Hanno fatto due liste civiche: in una - quella di Canonico - c'era Francesca Ferri (arrestata nel 2022, ndr) per voto di scambio mafioso nel comune di Valenzano e qualche giorno fa è stata arrestata Lorusso, moglie di Olivieri. Quindi io ho pensato che quella fotografia (dei parlamentari pugliesi dal Ministro Piantedosi, ndr) servisse per dire 'anticipiamo noi, attacchiamo noi il sindaco, così mettiamo le mani avanti per non cadere si dice a Bari'. Invece no, probabilmente c'era un disegno".

"Io capisco l'amarezza del sindaco di Bari. Il nostro governo da quando si è insediato ha già sciolto 15 Comuni in prevalenza di centrodestra. Questo governo ha dichiarato guerra alle mafie non certo agli amministratori locali”. Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, intervistato dal Tg1 dopo le polemiche sull'accesso agli atti al Comune di Bari.

E mentre dal centrosinistra si lascia intendere che la decisione del ministro dell’Interno Piantedosi appaia come un tentativo di mettere in cattiva luce l’amministrazione di centrosinistra (evidenziando tutte le iniziative intraprese da Decaro contro la mafia per la legalità), dal centrodestra si sottolinea come chi “non ha nulla da temere non dovrebbe agitarsi tanto davanti alla richiesta di una Commissione” tanto più che Decaro è anche presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni d’Italia) che riunisce i sindaci dello Stivale.