Lunedì 22 Aprile 2024

Il caso Bari, l’ombra della mafia: Piantedosi avvia l’iter per sciogliere il Comune

Nominata la commissione di accesso, a rischio le elezioni di giugno. La rabbia del primo cittadino: "È un atto di guerra, la città è dei baresi"

Bari, 21 marzo 2024 – Il Comune di Bari rischia il commissariamento. E le elezioni comunali, fissate nella tornata dell’8 e 9 giugno, potrebbero slittare di 18 mesi. Sì, perché l’accusa che spinge il capoluogo pugliese verso la sospensione della democrazia consiliare è infamante: infiltrazione mafiosa. Se fosse accertato che il municipio era finito sotto il tallone di ‘Savinuccio’ Parisi, il ras di Japigia, il consiglio comunale uscente farebbe subito le valigie e quello subentrante dovrebbe attendere un anno e mezzo per la ‘bonifica’ istituzionale. Ad accendere un riflettore su quanto è successo al Comune di Bari è il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha avviato le procedure di nomina di una "commissione di accesso", un apposito organismo di indagine prefettizia. Un monitoraggio che, per il Viminale, scaturisce dai "fatti emersi a seguito dell’indagine giudiziaria che ha portato a più di 100 arresti e alla nomina, da parte del Tribunale, di un amministratore giudiziario per l’azienda Mobilità e Traspor ti Bari, interamente partecipata dal Comune".

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il sindaco di Bari Antonio Decaro
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il sindaco di Bari Antonio Decaro

Il procuratore 

Il capo della Procura di Bari, Roberto Rossi, dà una lettura dell’inchiesta dal versante politico-mafioso: "Tutti i partiti devo no sempre tenere alta la guardia, ma l’amministrazione comunale ha sicuramente dato un grosso contributo in questi anni per la liberazione della città. C’è stata una parziale e circoscritta attività di inquinamento del voto all’interno delle Comunali su cui l’amministrazione ha saputo rispondere. Abbiamo accertato l’insussistenza del coinvolgimento del sindaco Decaro".

Piantedosi e Decaro 

Il clima a Bari diventa rovente in poche ore. Alcuni parlamentari del centrodestra chiedono al ministro la nomina di una commissione d’accesso e martedì pomeriggio il capo del Viminale telefona al sindaco di Bari e glielo comunica. L’ira di Decaro è immediata: "Un atto di guerra contro il Comune. L’atto, come un meccanismo a orologeria, segue la richiesta di un gruppo di parlamentari di centrodestra pugliese, tra i quali due viceministri. Se c’è anche un solo sospetto di infiltrazione della criminalità nel comune di Bari – dice – io rinuncio alla scorta. Sono sotto scorta da 9 anni, torno a vivere. Come Savastano in Gomorra alcuni del centrodestra hanno scritto: andiamo a riprenderci la città. Ma la città è dei baresi". La replica di Piantedosi è meno veemente: "Questo governo ha dichiarato guerra alle mafie, non certo agli amministratori locali". Perentoria la segretaria Pd Elly Schlein: "È una scelta che arrivando a tre mesi dalle elezioni sembra molto politica".

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Che cosa succede ora 

Il prefetto può avviare la procedura di scioglimento, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con una proposta al ministro dell’Interno. Se il Viminale manda a casa l’attuale Consiglio (è già al capolinea) le elezioni potranno svolgersi solo trascorsi 18 mesi. Accadrà? In linea teorica Piantedosi potrebbe non firmare lo scioglimento se verificasse la "possibilità di assicurare il normale funzionamento degli organi e dei servizi" e che non si sono accertate "gravi e persistenti violazioni di legge". A questo punto si andrebbe al voto regolarmente, l’8 e il 9 giugno.

I comuni commissariati

Dal 1 gennaio 2022 al 31 gennaio 2024 sono stati 21 gli enti locali sciolti per condizionamento di tipo mafioso: 7 in Calabria (Cosoleto, Portigliola, Scilla, Acquaro, Soriano Calabro, Rende e Capistrano), 5 in Campania (Castellammare di Stabia, San Giuseppe Vesuviano, Torre Annunziata, Sparanise e Caivano), 4 in Sicilia (Castiglione di Sicilia, Palagonia, Mojo Alcantara e Randazzo), 3 in Puglia (Neviano, Trinitapoli e Orta Nova) e 2 nel Lazio (Anzio e Nettuno). Se Bari fosse sciolto sarebbe il primo comune capoluogo di regione a subire quest’onta.