Venerdì 21 Giugno 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Le Pen a gamba tesa. Sfida all’Europa: ricorso contro il patto sui ricollocamenti

L’estrema destra francese contesta le procedure dell’intesa su migranti e asilo. La mossa raffredda le possibilità di alleanze con i Popolari dopo le elezioni.

Le Pen a gamba tesa. Sfida all’Europa: ricorso contro il patto sui ricollocamenti

Le Pen a gamba tesa. Sfida all’Europa: ricorso contro il patto sui ricollocamenti

Un ricorso contro il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo varato nel maggio scorso. Lo ha presentato il Rassemblement national di Marine Le Pen ai sensi dell’articolo 88-6 della Costituzione francese, contestando che l’Unione europea ecceda le sue competenze. Una mossa senza precedenti. A poche ore dall’apertura del voto per il parlamento europeo, che vede il partito di destra veleggiare oltre il 30%: in largo vantaggio sul 14% attribuito ai liberali del presidente Emmanuel Macron e il 13% dei socialisti guidati da Raphaël Glucksmann.

Annunciato dal giovane astro nascente e capolista del Rn, Jordan Bardella, il ricorso sfrutta per la prima volta l’articolo 88-6, introdotto nella Costituzione del 1958 dal febbraio 2008 e entrato in vigore dal gennaio 2009 in concomitanza col Trattato di Lisbona. Su richiesta di 60 deputati (il Rn ha 89 seggi) si putò "presentare ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea contro un atto legislativo europeo per violazione del principio di sussidiarietà". Quello che "definisce le condizioni alle quali l’Unione ha una priorità d’azione nei confronti degli Stati membri", come spiega il sito del Parlamento europeo. Tocca poi al governo trasmettere il ricorso alla Corte di giustizia dell’Ue.

Una mossa certamente elettorale da parte del partito di Len Pen e Bardella, non diversamente dal recente dinamismo di Giorgia Meloni in tema di migranti. Ma anche una sfida aperta proprio nei riguardi della premier italiana e le sue convergenze politiche con la linea sempre più rigorista professata dalla presidente uscente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, che in occasione dell’investitura come spitzenkandidaten del Ppe il 7 marzo scorso a Bucarest aveva rivendicato che "siamo noi europei che decidiamo chi arriva in Europa e in quali circostanze, non le organizzazioni criminali di trafficanti".

Un netto cambio di rotta in senso securitario rispetto all’originaria impostazione solidaristica del partito cristiano. Sulla scorta della linea già adottata dal presidente del Ppe Manfred Weber, assertore della fortificazione dei confini sia rispetto alla pressione demografica che rispetto alla altrettanto forte pressione elettorale da parte delle forze politiche della destra xenofoba. Il Rn, che si accinge ad assumere il ruolo guida del gruppo europeo delle identità, dal quale sono stati espulsi i nazistoidi della AfD, sfida insomma la destra conservatrice guidata da Meloni e i suoi ammiccamenti coi popolari diretti a far ingresso ai piani alti dei palazzi di Bruxelles. A parte le obiezioni di polacchi e ungheresi, infatti, tutti i Paesi, Italia compresa, hanno approvato i 10 atti legislativi che riformano il Trattato di Dublino sulla gestione dell’asilo e della migrazione. Tra Ppe e i conservatori, specialmente italiani e cechi, di Ecr c’è anzi convergenze sulla cosiddetta "esternalizzazione" delle frontiere: ovvero il trasferimento delle procedure di asilo e i respingimenti verso il paesi terzi, soprattutto nordafricani. Asse che, insieme alla netta scelta atlantica e al sostegno militare all’Ucraina, consolida le possibili convergenze sulla prossima Commissione.

Il Rn contrattacca perciò per conto del gruppo delle Identità e in nome dell’unità delle destre propugnata soprattutto dal presidente trumpiano dell’Ungheria Viktor Orban. Bardella vuole ristabilire i controlli alle frontiere all’interno dell’Ue, sostenendo che muoversi all’interno dell’area Schengen "deve essere un diritto riservato ai cittadini dell’Ue" e detenere un permesso di soggiorno non dovrebbe autorizzare a viaggiare in Europa. Ragion per cui il vicepresidente del Ppe e ministro degli esteri Antonio Tajani continua a trovare improponibile ogni intesa.