Martedì 16 Aprile 2024

Sardegna, la rivincita del campo largo: regge la coalizione Pd-M5s. Ora si punta alla Basilicata

Schlein e Conte a Cagliari. Orlando: "Non c’è alternativa all’asse tra noi e i Cinquestelle". E il bonacciniano Guerini: ma è un discorso che vale anche per i partiti dell’ex terzo polo

Roma, 27 febbraio 2024 – È lunedì, è sera inoltrata, il "campo largo" è in vantaggio in Sardegna. Giuseppe Conte è partito per Cagliari verso metà pomeriggio ("Comunque vada voglio abbracciare la nostra Alessandra Todde"), seguito da Elly Schlein, che comunque vada non vuole lasciare tutto il potere al M5s. Prima di partire, Conte spargeva cautela sul futuro dell’alleanza, spiegando che c’è un progetto per ogni elezione e che quindi ogni elezione fa storia a sé. Nel Pd, invece, sono più avanti: "Se il dato sarà confermato, questa vittoria dimostra come non ci sia alternativa all’asse Pd-M5s. Se ne facciano tutti una ragione, anche dentro al Pd e ai Cinque Stelle", dice a QN Andrea Orlando, deputato del Pd e già ministro della Giustizia, che spiega a chi glielo chiede di essere "entusiasta per Alessandra Todde, perché ci ho lavorato insieme e so quanto sia brava". "L’alleanza di scopo, che andava da Rc a Iv, non ha avuto successo", sottolinea Orlando, la cui analisi è immediatamente proiettata ai prossimi appuntamenti.

La rivincita del campo largo. Schlein e Conte a Cagliari. Regge la coalizione Pd-M5s. Ora si punta alla Basilicata
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D’altronde, l’alleanza fra Pd e Cinque Stelle si ripeterà il prossimo 10 marzo, alle elezioni regionali in Abruzzo, a sostegno del candidato Luciano D’Amico, e potrebbe ripetersi anche in Basilicata, alle elezioni regionali del 21 e 22 aprile. Certo, in quest’ultimo caso ci sono ancora diversi passaggi da compiere; il Pd dovrebbe rinunciare alla candidatura dell’imprenditore Angelo Chiorazzo, fortemente voluto da Roberto Speranza ma non molto gradito al M5s. Per il prossimo 2 marzo è stata convocata la direzione regionale del Pd della Basilicata con l’obiettivo – indicato da Schlein – di trovare una soluzione. Possibilmente nella direzione dell’alleanza fra Pd e M5S. Che è "appunto una alleanza", ci dice il professor Arturo Parisi: "Un’alleanza elettorale. Un’alleanza per più che contro. Per una coalizione, quella coalizione stabile della quale abbiamo bisogno più che mai, c’è bisogno di un progetto comune, per il governo del Paese, una idea condivisa su ‘L’Italia che vogliamo’, come dicevamo oramai trent’anni fa. Una coalizione lunga più che un campo largo". Difficile per la minoranza guidata da Stefano Bonaccini trovare qualcosa da ridire: "Campo largo? Non so se chiamarlo così ma penso che una coalizione larga come quella che hanno a destra sia assolutamente necessaria", dice a QN l’ex deputata riformista del Pd, Alessia Morani, che si candiderà alle Europee".

Certo, rimane sempre da capire se il Pd, alleandosi con il M5s, possa mantenere intatta la sua identità oppure se sia destinato, come al tempo del Conte 2, a essere subalterno. Un problema che Lorenzo Guerini, capo della minoranza del Pd insieme al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ha ben presente. Il risultato sardo dice alcune cose, spiega Guerini a QN: "Il confronto torna a essere in una dinamica bipolarista tra la destra e il centrosinistra. E per essere competitivi devi essere capace di fare alleanze, con solidarietà e generosità reciproca tra gli alleati che, ognuno con la propria identità, si mettono al servizio di un impegno comune".

Il risultato, dentro il centrosinistra, "premia il Pd e questo è un fatto importante. Ma soprattutto dice a noi, ma anche ai 5stelle, che se si lavora lealmente insieme i risultati arrivano. E credo inviti alla riflessione anche le forze centriste che hanno ritenuto di fare una corsa solitaria che non li ha premiati". Ma è un’alleanza che può essere strutturata anche da altre parti? "Credo che il sistema elettorale vigente per i comuni e le regioni imponga di fare le alleanze", risponde il presidente del Copasir. "Ma è un discorso che non vale solo per noi e i 5 stelle. Ma penso che valga anche per le forze dell’ex Terzo Polo". Dopodiché, osserva Guerini, "restano distanze sul piano nazionale. Ad iniziare dalla politica estera. E se si vuole costruire un progetto per il governo del Paese prima o poi andranno affrontate". La politica estera non è esattamente un dettaglio. Lo sa bene anche Giuseppe Conte.

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