Giuseppe Conte e Giancarlo Giorgetti (Lapresse)
Giuseppe Conte e Giancarlo Giorgetti (Lapresse)

Roma, 20 maggio 2019 - Nel confermare il Consiglio dei ministri di stasera - dove Matteo Salvini 'porta' il decreto sicurezza bis e Luigi Di Maio il decreto famiglie - il premier Giuseppe Conte si toglie qualche sassolino dalla scarpa e risponde agli attacchi: "Chi mi mette in discussione lo faccia nelle sedi ufficiali", dice riferendosi a un'intervista rilasciata dal leghista Giancarlo Giorgetti, che sulla Stampa lo ha accusato di non essere imparziale e, anzi, di parteggiare per il Movimento 5 stelle. Da parte sua il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, si tiene fuori dal duro botta e risposta, conferma la fiducia in Conte, che reputa "sempre" imparziale, ma non prende le distanze dal suo sottosegretario: "Io non smentisco mai Giorgetti. In medio stat virtus", afferma. 

CONTE ATTACCA - "Vorrei chiarire che il premier sin da quando è iniziata la competizione elettorale non si è mai lasciato coinvolgere - spiega Conte - non troverete mai una mia dichiarazione a favore dell'una o dell'altra parte politica. Vedo che in questo rush finale la vis polemica e le reazioni emotive diventano più accese. Però attenzione, lo dico a tutti, quando la dialettica trascende fino a mettere in dubbio l'imparzialità del premier la cosa non è grave ma gravissima".

Lo sfogo-contrattacco è a toni accesi: "C'è una grammatica costituzionale: se si mette in dubbio l'imparzialità e l'operato del presidente del Consiglio si mette in discussione anche l'azione di governo e allora bisogna farlo in base a percorsi chiari e trasparenti. Le sedi ufficiali sono innanzitutto il Consiglio dei ministro e in prospettiva anche il Parlamento. Non possiamo accettare allusioni, insinuazioni affidate alla stampa con una mezza intervista, un mezzo video su facebook. Chi lo fa se ne assuma conseguentemente la responsabilità". 

"Noi siamo il governo del cambiamento, il governo che rifugge le opacità della vecchia politica", insiste il capo del governo. Le cose "bisogna affrontarle in modo molto chiaro. Se si mette in discussione" il presidente del Consiglio "la grammatica costituzionale richiede che chi lo faccia sia assuma la responsabilità. Non possiamo dare un esempio di massima coesione ancora recentemente in Consiglio dei ministri quando all'unanimità è stata ribadita la piena fiducia all'operato del premier e poi pochi giorni dopo metterne in discussione l'operato in termini di imparzialità". 

BATTIBECCO SALVINI E DI MAIO - Riferendosi al ruolo del premier Conte, Salvini ha dichiarato: "E' sempre super partes" e, sulle parole di Giorgetti, ha proseguito: "Non smentisco mai Giorgetti, ma in medio stat virtus". Meno tranquillo il rapporto con l'altro vicepremier, col quale la tensione pre-elettorale è alle stelle:  "Se Di Maio non ce l'ha, glielo manderemo tutto a colori, visto che tutti gli uffici ce l'hanno e hanno dato suggerimenti - dice Salvini riferendosi al decreto sicurezza bis, che il vicepremier pentastellato dice di non aver letto - Posso anche dire che c'è già l'accordo sul fondo per i rimpatri, sul quale stiamo lavorando col ministero degli Esteri. Lui lo dovrebbe sapere....". 

Il ministro dell'Interno rivendica i successi e stilla veleno: "Ad oggi sono orgoglioso che rispetto ai 10 mila sbarchi dello scorso anno siamo a quota mille. Mi spiace che questo crei uno scontro politico: vale per Renzi come per Di Maio che più o meno dicono le stesse cose in questi giorni ma io continuo a fare il mio lavoro".

E poi dal forum dell'ANSA il leader leghista tiene a sottolienare che "la flat tax è la frontiera su cui peserò quanto va avanti il governo". E alla domanda se ha ancora fiiducia in Conte? Risponde: "Certamente o non sarei qui". Poi ancora una stoccata ai 5 Stelle: "Se tutti mantengono la parola data si va avanti 5 anni, il problema sono i no: ultimamente dal M5s ci sono tanti no".

Pronta la replica di Di Maio: "Sta emergendo una verità: ci avviamo a risolvere il problema migranti e la Lega va nel pallone, perché non ha più argomenti. Ormai sono un disco rotto, monotematici, parlano solo di migranti e quando non sanno che dire la sparano. Mi auguro che dopo il 26 maggio tornino normali". E sulla flat tax: "per me va bene con aliquota unica al 15% per il ceto medio". dice il leader dei 5 Stelle a microfoni di Rete 4. Incalzato il vicepremier ha indicato un tetto di 70-90.000 euro di reddito lordo annuo.

IL CDM - L'atteso Consiglio dei ministri, in bilico fino all'ultimo, si svolgerà oggi, in due step: nel pomeriggio una prima riunione, per poi riprendere intorno alle 20,30, quando si entrerà nel vivo dei due provvedimenti che da giorni dividono i gialloverdi (decreto sicurezza bis e decreto famiglie). Conte spiega: "Il Cdm inizierà questo pomeriggio perché c'è una scadenza, rimarrà aperto e poi ci aggiorneremo in serata alle 20,30".