Bonaccini, 53 anni, e Borgonzoni 43, nella sede di Confindustria a Bologna (FotoSchicchi)
Bonaccini, 53 anni, e Borgonzoni 43, nella sede di Confindustria a Bologna (FotoSchicchi)

Bologna, 18 gennaio 2020 - Forse non è una coincidenza che Bologna sia la città di Lucia Borgonzoni, volto-simbolo della Lega e prima donna che – lunedì 27 gennaio – potrebbe sedere nella torre di viale Aldo Moro progettata da Kenzo Tange, facendo crollare un sistema di potere cinquantennale. Bologna la rossa, Bologna città della svolta post-comunista, Bologna ultima roccaforte Pd, Bologna città delle Sardine. Certo. Ma anche Bologna ‘incubatore’ dell’opposizione alla sinistra.

Non è un caso che qui, 27 anni fa, fu posata la prima pietra del berlusconismo: all’inaugurazione dell’Euromercato di Casalecchio (oggi Shopville GranReno), il 23 novembre 1993, Silvio Berlusconi si rivelò. "Cavaliere, se lei votasse a Roma chi sceglierebbe tra Rutelli e Fini?", chiese una cronista. E lui: "Io credo che la risposta lei la conosca già. Certamente Gianfranco Fini". Nacque così la discesa in campo e, poi, il governo di centrodestra.

Non è un caso che qui, l’8 settembre 2007, si sia tenuto il primo V-day che lanciò il Movimento Cinque Stelle quando i grillini ancora non esistevano. E non è un caso neppure che l’8 novembre 2015 piazza Maggiore fu il palco della manifestazione del centrodestra unito a tre teste (Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi). Borgonzoni c’era e quello fu il trampolino alla candidatura a sindaco contro Virginio Merola: Lucia arrivò al ballottaggio e ottenne uno storico 45,5% (d’altronde Bologna aveva già visto crollare un ‘muro’ con Giorgio Guazzaloca, primo sindaco non comunista). Risultato anticipatore, se pensiamo che nel 2014 alle Europee la Lega era al 3%.

Bologna è l’ultima speranza del centrosinistra, ormai conscio che Lucia Borgonzoni e la Lega sono ‘sul pezzo’: qui la vittoria di Stefano Bonaccini è data quasi per scontata dai dirigenti dem. In città, in particolare: una netta affermazione a Bologna potrebbe voler dire garantirsi un risultato peggiore in Romagna, l’Ohio del nostro turno elettorale, per parlare all’americana. Alle ultime Europee il Pd è arrivato al 40%, la Lega nettamente sotto il 30%; nel 2018, complice il M5S con una dote del 22%, i dem erano scesi al 28% e nella Bolognina della virata di Occhetto, Lega e grillini, insieme, avevano ottenuto tremila voti in più dell’(ex) partitone. 

Bologna è anche la sede del potere economico, delle associazioni di categoria, centro nevralgico della presenza cattolica in regione: da qui è partita la lettera dell’Osservatorio regionale sulle tematiche politico-sociali legato ai vescovi che diceva no ai sovranismi e, di fatto, ha aperto un pertugio al governatore uscente. 

"Vi siete accorti che abbiamo tutti contro? Il 26 gennaio impegnatevi al massimo per dare un dispiacere a chi fa di tutto per opporsi al cambiamento. Conto su di voi, ogni voto conta", dice ieri mattina Lucia Borgonzoni. Pochi minuti dopo, nella sede di Confindustria, incrocerà Bonaccini. Bacio, stretta di mano. "Da settimane sto avanzando proposte per il futuro dell’Emilia-Romagna su lavoro e formazione, sanità e casa. Lascio che i miei avversari discutano di altro", ragiona lui. Ieri protagonista anche con le cooperative, visto che l’incontro con l’Alleanza del mutualismo. E proprio le coop, cassaforte storica di Pci-Pds-Ds-Pd, sono tornate terreno di caccia per il governatore. L’altro giorno la Sacmi, la cooperativa-multinazionale di Imola, è stata teatro di un riavvicinamento che pareva lontanissimo pochi mesi fa: sul Santerno il Pd aveva perso clamorosamente il Comune con il Movimento Cinque Stelle, ma ora la sindaca Manuela Sangiorgi si è dimessa e si rivoterà a giugno. Può essere questa la spinta decisiva per il governatore uscente?

L’appuntamento del 26 gennaio è fondamentale per la storia della regione, anche per gli equilibri che determinerà a livello amministrativo. Nel 2021 si vota infatti a Bologna e un eventuale successo di Borgonzoni sarebbe una slavina in casa Pd: l’ex ministro centrista Gian Luca Galletti sta alla finestra. Lui e Pier Ferdinando Casini, ma anche la renziana sindaca di San Lazzaro Isabella Conti, hanno seguito con attenzione le sorti di Bonaccini e della lista civica che lo sostiene. L’altra sera al brindisi organizzato dall’ex direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori (capolista bolognese proprio per questa lista) c’era anche il papà di Lucia Borgonzoni.

Sul piatto ci sono tre grandi temi bolognesi in questa elezione: la sanità, con il ruolo dei grandi ospedali bolognesi; il tram, che la giunta Merola ha lanciato, ma il centrodestra vuole stoppare; infine il Passante, l’allargamento cioè di autostrada e tangenziale di cui da decenni si parla, a cui Borgonzoni è nettamente contraria.